Consorzio agrario: una storia secolare conclusa in Tribunale


Gli automobilisti, in particolare gli habitué dell’intreccio di snodi autostradali nei pressi di Salerno, avranno sicuramente notato gli enormi silos gialli che svettano accanto alla rampa d’uscita per Pontecagnano: ebbene, quei grossi cilindri appartengono al Consorzio Agrario Interprovinciale di Salerno Napoli e Avellino, situato nel territorio di Fuorni.

 

O meglio, ex consorzio agrario: oggi è una vasta area abbandonata e desolata. Negli altissimi silos venivano depositati e lavorati tabacco e cereali, ma l’azienda vide decollare la propria attività grazie ad un mangimificio, raggiungendo la vetta negli anni Novanta con un fatturato di 150 miliardi di lire e numerose agenzie dislocate tra ben 80 comuni della Campania.

Proprio all’apice della propria attività, quando rappresentava un motore del settore agricolo regionale, il Consorzio subì un colpo letale: nel 1994 finì in liquidazione coatta amministrativa, indirettamente travolto dalla crisi dell’organo nazionale Federconsorzi. Nonostante una strenua resistenza che in qualche modo ha tenuto in vita la produzione, sebbene in regime di gestione commissariale e con ripetuti tagli del personale e delle agenzie territoriali, la parola fine arrivò nel 2014 con il licenziamento forzato degli ultimi 11 dipendenti rimasti e con la chiusura di tutti i punti vendita campani, e quindi con il definitivo rifiuto del concordato per il pagamento dei debiti da parte del Tribunale.

Si chiudeva così una storia industriale nostrana durata più di un secolo (per ulteriori informazioni si rimanda ad un articolo di nerusubianco.eu). Per i lavoratori rimasti senza impiego, iniziò in quell’anno una paradossale battaglia legale che ancora non ha trovato uno sbocco.

 

LA NOSTRA DERIVA – Ora, di tutta questa storia noi conoscevamo poco o nulla, perché come tutti gli automobilisti di passaggio, eravamo semplicemente attratti da quei giganteschi silos e dall’aria piuttosto malmessa dell’intero complesso industriale. Di accessi alla struttura ce ne sono diversi: segnale di per sé significativo di una presenza abusiva, ma l’apparizione di un paio di cani ben nutriti e piuttosto nervosetti ha fugato ogni dubbio (non torniamo per l’ennesima volta sull’onnipresenza di cani durante le nostre esplorazioni).

La prima meta non poteva che essere il mastodontico blocco edilizio bianco, affiancato da file di enormi cilindri gialli.

 

L’interno del mangimificio non è che un ventre cavo e vuoto. Non c’è nulla da vedere, salvo qualche carrucola, tubatura e altri oggetti metallici erosi dalla ruggine. L’unico scenario che si presta all’osservazione è lo scheletro scarnificato dell’architettura, classico fossile da archeologia industriale. La scalinata, persino priva di ringhiere per i primi due piani, è un’avventura riservata ai cuori impavidi e agli occhi che non soffrono le vertigini.

Tappa successiva: il lato opposto del perimetro aziendale, dove riposano i resti degli uffici e dei reparti amministrativi. Anche qui gli spunti fotografici devono convergere necessariamente sulle carcasse marciscenti e vandalizzate dei piccoli stabili a due piani, tra le cui mura sopravvivono stanze vuote e scalinate ridotte all’osso, ma anche una cocciuta palma che non vuole saperne di lasciare questo mondo.

 

LE ULTIME NOTIZIE – Nel 2018 si è diffusa una voce attraverso diversi quotidiani regionali e locali, dal Corriere del Mezzogiorno a SalernoToday: una società avrebbe depositato da tempo un progetto con la documentazione tecnica necessaria per realizzare, al posto dell’ex Consorzio agrario, un retail park, ovvero un grande parco commerciale sotto un marchio unico e destinato ad un singolo settore merceologico. Il progetto è circolato con tanto di cifre da capogiro: più di 15 mila metri quadrati di superficie coperta, 27.000 di parcheggi per circa 900 posti auto, infine altri 2 mila metri quadri per la vendita all’aperto. Costo totale: quasi 12 milioni e mezzo di euro. Ciliegina sulla torta: 200 nuovi posti di lavoro previsti.

Ma di tutto questo, nei due anni successivi e fino ad oggi, non se n’è più sentito parlare, ed è legittimo dedurre che la proposta sia naufragata, se già nel 1998 il progetto di acquistare il sito per trasformarlo in un ipermercato si risolse, dopo un’indagine della Procura, in un sequestro preventivo di tutta la struttura da parte del Tribunale di Salerno.

Per vedere tante altre foto del Consorzio, ecco il nostro album su Facebook.


Categoria: archeologia industriale
Tipologia: azienda agricola
Stato: vuota e pericolante
Zona: dintorni di Salerno
Raggiungibilità: in auto
Dintorni: trafficati ma disabitati
Accessibilità: in diversi punti
Visita: con prudenza
Durata: 2-3 ore
Aggiornamento: febbraio 2020

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