Breve, entomofobica discesa in una miniera sotterranea


Se, fermandoci su una Provinciale lungo il confine della Campania, nella soffitta di un vecchio bar abbandonato abbiamo trovato casse di micce esplosive utilizzate per gli scavi minerari, in tutt’altro luogo della regione, un mese prima, c’eravamo imbattuti in una vera e propria miniera abbandonata. Secondo alcuni studi, in Campania si contano circa quaranta siti minerari dimessi, divisi tra scavi sotterranei e miniere a cielo aperto.


STORIA – Tra storiografia e leggenda, si racconta che questo giacimento sia stato scoperto nell’ultimo quarto del XIX secolo, portato alla luce dalle acque del fiume, che ne fece affiorare sedimenti e odori. La scoperta sancì una svolta per un territorio che, fino ad allora, era stato principalmente utilizzato per un’agricoltura volta all’autoconsumo della comunità locale: il sistema economico e produttivo della zona passò da una struttura feudale ad un modello proto-industriale capitalistico, creando tra i lavoratori del luogo una figura ibrida di contadino-operaio. Seppure tra approssimazioni tecniche, l’attività estrattiva proseguì per tutto il XX secolo, favorita anche dalla vicina ferrovia. Negli anni ’60 si registrò un primo calo, nel decennio successivo la flessione divenne crisi, tanto che l’ultima estrazione è datata 1972. Da 300 operai si passò a 70, finché l’azienda contò solo 7 operai nel 1983, l’anno della definitiva dismissione.


OGGI – Lo storico edificio della miniera è stato ristrutturato in tempi recenti, perdendo il fascino dell’antico e conservando solo il monumento centrale dedicato al fondatore. Ma allo stato attuale, anche la nuova costruzione sembrerebbe a sua volta chiusa e inattiva. Nel dubbio, abbiamo evitato di fotografarla, e ci siamo semplicemente avventurati curiosando tra gli ultimi resti dell’antica miniera abbandonata, ammassati su un lato del complesso. In un deposito si trovano alcuni macchinari di metallo, avvolti nella ruggine, mentre adagiati sulle pareti sono accumulati assi di legno, porte ed altri elementi decorativi che dovevano appartenere al vecchio edificio dell’azienda. Ma la sorpresa più intrigante è stata quella di trovare un’apertura verso i tunnel sotterranei e, a quel punto, cosa si può fare, se non cedere alla curiosità e dare uno sguardo?


DERIVA – Muniti delle sole torce dei cellulari, ci siamo addentrati nel tunnel d’ingresso, facendo attenzione alle condizioni del suolo, che si faceva via via più friabile e umido. Ci siamo spinti per alcune decine di metri, e la brama di avventura e scoperta avrebbe prevalso sulla cautela se, ad un certo punto, non avessimo sentito qualcosa solleticarci gambe e braccia scoperte; e se le nostre torce, puntate sulle pareti del tunnel, non avessero illuminato orde non quantificabili di insetti poggiati ai mattoni della galleria. Zanzare ed altre parenti più grosse ricoprivano per intero le superfici interne della grotta e svolazzavano malevole intorno a noi. A quel punto è stato istintivo fare retromarcia, e ad una velocità da record eravamo già fuori, non senza una capocciata contro l’angusta apertura del tunnel.

Siamo andati via senza sapere dove terminasse quella galleria, ma probabilmente non saremmo stati in grado di proseguire molto oltre: il suolo, in profondità, si faceva sempre più molle e instabile, e il diametro del cunicolo sempre più stretto. Senza conoscenze e attrezzature adeguate non è il caso di rischiare, ma a fermarci ci hanno pensato gli unici guardiani di quei condotti sotterranei: gli insetti. Che avrebbe detto di noi Indiana Jones?


Categoria: archeologia industriale
Tipologia: miniera abbandonata
Stato: dismessa e ristrutturata
Aggiornamento: luglio 2020

 

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