Un borgo dentro un borgo: Paduli e il suo fianco scoperto


Categoria: borghi fantasma
Tipologia: paese parzialmente abbandonato
Stato: alcune case diroccate
Zona: provincia di Benevento
Raggiungibilità: agevole in auto
Accessibilità: semplice
Dintorni: abitati
Visita: libera
Durata: 2 ore
Aggiornamento: giugno 2019

 

NOTIZIE – Pochi chilometri di strada statale separano Paduli dal capoluogo Benevento, e ancor meno da Apice vecchio, il più noto borgo fantasma della Campania. Paduli però non è un paese abbandonato: conta quasi 4.000 abitanti e qui l’esistenza comunitaria, pur se tranquilla e sommessa, pulsa ancora.

Eppure, la fiancata sud-ovest di questo paesino adagiato su un’altura è completamente disabitata e diroccata per i danni causati dagli eventi sismici che hanno afflitto in passato la provincia beneventana. Prima nel 1962, poi nel 1980, i terremoti hanno svuotato per intero la parte vecchia del paese.

DUE DERIVE – Ci sono voluti due giri per scoprire i segreti di Paduli. La prima volta è stata una breve sosta novembrina, consapevolmente (e colpevolmente) incompleta. Siamo arrivati con un tiepido sole autunnale e, appena iniziata la passeggiata, abbiamo incrociato qualche abitante della zona, non senza destarne la curiosità.

Ci siamo limitati a percorrere via Esterna Cimitero, sbirciando nei pochi edifici aperti e facendo un giro lungo i sentieri sopraelevati. Qui gli interni delle case nascondono poco o nulla e sono ridotti a depositi di utensili agricoli, mentre le facciate conservano l’aspetto gradevole di un antico borgo.

Ma era chiaro che avevamo lasciato questo luogo troppo in fretta. Ci eravamo persi tutta l’altra sponda di Paduli, quella introdotta da Vico I Voccole e via Porta Columbro, dove, varcato un arco, sembra di entrare in un’enclave fantasma  iscritta nel perimetro di un comune ancora vivo.

Si gira un angolo, pochi passi in discesa, si passa sotto un arco e si mette piede direttamente in un’altra epoca. Un’epoca lontana di quaranta o cinquant’anni, congelata tra i mattoni malmessi delle vecchie case cadenti sul fianco scoperto di Paduli. Esattamente questa è l’esperienza che abbiamo vissuto al nostro ritorno in giugno, con un fresco sole primaverile, non così diverso dal caldo autunno di pochi mesi prima.

Ma stavolta niente fretta: abbiamo girovagato infilandoci tra i vicoli, entrando in qualche casa aperta, scoprendone anche gli arredamenti, con la voglia di non perdere di vista un singolo angolo di questa piccola meraviglia nascosta in un comune che non rientra nella lista dei borghi fantasma, perché qui la parte nuova e la parte vecchia convivono tête-à-tête.

La differenza la fanno sempre i dettagli. Due stanze ancora ornate di splendidi mobili che oggi sarebbero un perfetto vintage. Una vecchissima boccetta d’acqua ossigenata accanto ad una confezione di compresse. E infine, una pagina di giornale che lamenta le sofferenze della seconda guerra mondiale, con una funesta previsione: “Ma il peggio deve ancora venire”. Ironia della sorte, nei decenni che seguirono la tragedia umana della guerra Paduli sarebbe stata colpita anche da due disastrose catastrofi naturali, che ne determinarono il parziale svuotamento.

Sebbene stanchi per una lunga giornata di esplorazioni, memori del precedente errore, non abbiamo tralasciato un solo vialetto di questo mezzo borgo fantasma, rimasto lì aggrappato al paese nuovo. Quell’altra metà che ha voluto risorgere a tutti i costi, dopo le disgrazie che hanno flagellato una delle aree più note del Meridione per il numero di paesi estinti a causa dei disastri sismici.

 

 

 

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