L’ultimo canto sommesso nell’oasi di pace delle suore


La prassi delle derive attira lo sguardo direttamente verso la geografia dello spazio circostante, rinunciando ad un presunto dialogo ‘sacralizzato’ con il passato: la nostra convinzione è che un luogo (antico o abbandonato) esista nel presente e come tale possa solo parlare al presente. Vero è che l’immagine di un luogo si compone dei sedimenti cristallizzati della sua storia, lunga o breve che sia, ma a noi piace ricostruirla osservando queste stratificazioni dal vivo, prima ancora di indagarne i documenti storiografici. Talvolta capita, però, di non riuscire a decifrare al meglio le mutazioni fisionomiche di un luogo, e, successivamente, di non riuscire neppure a reperire informazioni. Come in questo caso. Così, provando a mettere insieme i dati a disposizione, abbiamo dedotto con discreta certezza che l’edificio in cui stavolta siamo finiti sia una ex casa religiosa d’accoglienza, ovvero un albergo di suore abbandonato.

STORIA – Nelle citazioni ufficiali recenti, l’immobile viene designato come mero “albergo” e risulta che nel 2021 avrà luogo un’asta di vendita su base di più di un milione di euro. Ma da diversi indizi si evince che non si tratta di un semplice hotel. Una targa in marmo posta in uno degli ingressi celebra i sacrifici di una suora, madre generale di un gruppo di francescane alcantarine, compiuti per acquistare, nel 1937, la struttura e offrirla alle sue figlie come “oasi di pace”. Per qualche decennio, dunque, questo fabbricato di oltre 1000mq, originariamente fondato nel 1912 (così riporta uno stemma), deve aver svolto funzione di alloggio e luogo di preghiera per le alcantarine. I dormitori privati all’ultimo piano dovevano essere destinati alle suore stesse, prima di divenire stanze d’albergo. Di qui l’ipotesi che la residenza, oggi dismessa, negli ultimi anni di attività fosse una pensione o casa d’accoglienza gestita e diretta da un ordine di suore.

 

DERIVA – I giardini del complesso mostrano segni pregressi di attività agricole, ma allo stato attuale rivelano un lungo periodo d’incuria. Gli accessi all’edificio sono stati violati, verosimilmente da sciacalli dei metalli rivendibili, passati di qui negli anni di abbandono. Polvere e detriti regnano in quasi tutti i vani, e i pezzi d’arredamento ammassati un po’ ovunque sono coerenti con l’imminente vendita e ristrutturazione dell’immobile. Al piano terra, le cucine ed altri ambienti avvolti nella penombra concedono ben poco all’obiettivo fotografico. Per i piani superiori il discorso è diverso, ma la veste più elegante è quella della scalinata centrale, che pur nello scenario di decadenza preserva un aspetto austero e raffinato. All’altezza di un pianerottolo ammezzato, sul pavimento è adagiato un bel dipinto raffigurante un santo, all’apparenza San Francesco, al cui insegnamento è consacrata la vocazione religiosa delle suore alcantarine.

Proprio su queste scale ci è capitato un episodio che gli appassionati del paranormale (che noi non siamo) avrebbero di certo vissuto con intensità emotiva. Salendo verso il secondo piano, abbiamo arrestato bruscamente il passo al chiaro suono di un lieve canto di donna. Il dubbio concreto che ci ha assalito è che qualcuno vivesse abusivamente nell’edificio. Siamo rimasti fermi per lunghi secondi, forse un minuto, e di nuovo abbiamo udito nitidamente una flebile melodia vocale provenire dal piano superiore. Titubanti, abbiamo ripreso con cautela la salita, fino a ritrovarci dentro stanze completamente arredate, tra cui studi con scrivanie cariche di documenti e corredati di oggetti ormai decisamente vintage. Presi dal fascino di questo spettacolo e accertata l’assenza di abitanti estemporanei, abbiamo presto dimenticato il particolare del canto, che di per sé ci avrebbe lasciati almeno per un istante interdetti, se lo avessimo collegato al pensiero che la struttura è di fatto un albergo di suore abbandonato.

 

Molti corridoi e stanze sono ormai spogli, o ridotti a depositi di vecchi oggetti d’arredamento e d’uso quotidiano. I dormitori conservano letti, armadi, comò, effigi della Madonna sopra i giacigli, ma sono stati tutti danneggiati dai vandali e usurati dal tempo. Un ampio salone sommerso nell’ombra ci ha trattenuti per un po’ ad ammirarne gli arredi, finché, tornando lentamente verso il piano terra, ci siamo ritrovati in una moderna sala di preghiera: una chiesa ancora piena di elementi decorativi e funzionali, tra cui un pianoforte rovesciato e un enorme specchio impolverato. Questa è stata l’ultima tappa prima di lasciare definitivamente l’alloggio, costruito nel 1912, acquisito da una suora alcantarina nel 1937 e destinato ad essere cancellato e rifunzionalizzato nel 2021.


Categoria: struttura religiosa/ricettiva
Tipologia: albergo di suore abbandonato
Stato: in via di ristrutturazione
Durata della visita: 70 minuti

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