Rocca Bellusci, dimora estiva di ‘don Santo della neve’


NOTIZIE – La singolare scelta formale che nell’architettura esterna ricorda un castello, unitamente alle mappe segnaletiche per ciclisti e appassionati di trekking presenti sul sentiero d’accesso, hanno favorito un diffuso equivoco, nel quale siamo inciampati a nostra volta: quello di confondere Rocca Bellusci, ottocentesca dimora estiva di un ricco commerciante locale, con il Castello del Litto (XI sec.), fortezza non molto distante, alla quale appunto rimandano i cartelli e di cui sono ormai distinguibili soltanto le rovine delle mura di cinta.

 

Ma non è questo il caso. Sulla collina del Cognulo (Mugnano del Cardinale), ad un’altitudine inferiore rispetto all’antico castello medievale del Monte Litto, si ergono invece con residua fierezza i resti di Rocca Bellusci, una villa privata chiamata “rocca” proprio perché di un castello ha tutte le sembianze: la struttura in pietra e la relativa colorazione, ma ancor più le due torri merlate, congiunte dal corpo centrale dell’edificio a due piani. Conosciuta anche come “Rocca Erminia”, dal nome della figlia del proprietario, la villa rivela dunque una tendenza autocelebrativa del proprietario, d’altronde molto amato in zona nel XIX secolo.

Costui era don Santo Bellusci, per la popolazione locale “Don Santo ‘ra neve“. La specificazione è dovuta all’insolita attività con cui si arricchì questo imprenditore locale, che operava nel commercio della neve con esclusiva sulla città di Napoli: “A quell’epoca non esistevano fabbriche di ghiaccio e per allestire gli innumerevoli sorbetti, coviglie, gelati, spumoni di cui Napoli era ghiottissima e ampia consumatrice, oltreché produttrice di alta qualità, e per tutti gli altri usi per cui era richiesto il freddo, non c’era altra possibilità che quella di approvvigionarsi di neve accumulata in montagna”. Questo singolare commercio garantì a Santo Bellusci non solo ricchezze, ma anche la benevolenza dell’intera comunità locale, dove era considerato quasi un piccolo sovrano: “Faceva guadagnare fior di quattrini a mezzo paese […]. Molti più quattrini guadagnava lui e comprava terre a Mugnano e Monteforte” (fonte: Prof. Girolamo Ippolito, cit. nella rivista Irpinia ed Irpini, n. 8/12, 2007, p. 8).

DERIVA – Rocca Bellusci l’abbiamo avvistata da lontano senza sapere cosa fosse, e ci siamo lanciati alla ricerca tra le tortuose curve che scalano il monte. Al nostro arrivo nel tardo pomeriggio, soffiava un forte vento invernale. Tanto forte da smuovere l’auto, ferma con il freno a mano sul ripido sentiero dissestato che conduce alla casa-castello. Intorno alla villa, si notano piccole capanne e depositi di cui poco è ancora integro, inclusi gli innesti più recenti. Raggiunta la dimora, una targa sul torrione sinistro riporta le iniziali del proprietario e la data di costruzione: 1874. Gli ambienti interni al piano terra dell’edificio si rivelano locali ad uso agricolo e conservano due antiche apparecchiature meccaniche. Alcuni crolli hanno trasformato la struttura in un rudere, e tolti i due grossi macchinari non c’è stato molto altro da scoprire tra le pareti ormai spoglie, nemmeno al livello superiore, dove risiedono le stanze destinate a scopi abitativi.

 

Tutt’al più, c’era da proteggersi dal vento gelido e incessante: le mura di Rocca Bellusci hanno offerto un prezioso riparo, finché non ha prevalso l’attrazione per lo splendido tramonto che lentamente si colorava lungo la Valle del Gaudo (ulteriori foto sono in questo album Facebook). Eppure, sebbene sia ormai poco più che un rudere dimenticato e ricoperto di vegetazione, questo finto fortino conserva la solenne, vigorosa posa di un tempo: ancor più affascinante se circondato dalla luce crepuscolare.


Categoria: ruderi
Tipologia: castello
Stato: abbandono
Zona: provincia di Avellino
Dintorni: abitati
Raggiungibilità: comoda in auto
Accessibilità: libera
Visita: senza grossi ostacoli
Durata: 30 minuti
Aggiornamento: gennaio 2020

Condividi su: