Hotel Castelsandra: lusso estinto, spettri della camorra


Immerso nella natura tra pinete e boschi e adagiato lungo un pendio panoramico sul mare, riposa in un silenzio paradisiaco (o tombale?) quello che fino al 1994 fu un complesso alberghiero di lusso: l’hotel Castelsandra. Un silenzio rotto di frequente da minacciosi ronzii: in assenza di esseri umani, l’albergo è divenuto terreno di conquista per zanzare, fuchi ed enormi calabroni, che sorvolano la zona per radunarsi in densi sciami annidati nelle frasche. Per gli entomofobi non è di certo la meta ideale, ma chi se la sente di farsi largo tra piccoli e grandi pungiglioni, una volta varcato il cancello d’ingresso troverà i resti diroccati di un’enorme struttura alberghiera. Per lo più devastata, ma non per questo priva di spunti d’interesse.

 

NOTIZIE – La storia, dall’edificazione all’abbandono, è un grande classico del Meridione, ossia un amarissimo impasto di malavita e abusivismo. Eppure il prodotto non è al 100% made in Italy, anzi: l’origine dell’hotel si deve a una cordata di imprenditori belgi, che negli anni Settanta decisero di sfruttare la bellezza del mare cilentano e della sua costa, costruendo un albergo di lusso nel verde di un’altura panoramica, non senza violazioni dell’uso civico del territorio.

Il seguito della storia è già più volte finito sotto i riflettori della cronaca locale: negli anni Ottanta i belgi, forse ‘sollecitati’ a vendere, cedettero l’hotel Castelsandra ad un noto clan camorristico locale. Seguirono immediati ampliamenti edilizi, tutti abusivi, il cui simbolo fu un ascensore scavato nella roccia che collegava direttamente al mare. L’ascensore è stato fatto poi deflagrare con la dinamite nel 2003, undici anni dopo la confisca dell’intero complesso. Per più di un decennio, prima dei sigilli l’albergo ospitò tra le sue mura numerosi esponenti della criminalità organizzata e fu la sede organizzativa di diverse operazioni malavitose. Per paradosso, la confisca ha aperto nuovi orizzonti alla criminalità: se dal 1994 ad oggi non c’è stata alcuna demolizione né riqualificazione, non è solo per ricorsi e altri problemi legali relativi alle gare d’appalto, ma anche perché gli stessi progetti di rinascita del complesso sono finiti di nuovo nelle mire della malavita organizzata.

DERIVA – Insomma, tra echi della criminalità di ieri e sciami di insetti giganti di oggi, inoltrarsi nella hall dell’hotel Castelsandra non è stata un’esperienza qualsiasi. L’elegante bancone della reception è sommerso tra cumuli di rifiuti e rimanenze dell’attività troncata un quarto di secolo fa; pur tra detriti, polvere e vetri rotti, i saloni dell’edificio centrale ancora conservano testimonianze dell’antico sfarzo: divani, mobili vintage, specchi e una palma, ormai agonizzante, che un tempo ornava dietro una vetrata l’intero ambiente.

 

Corridoi e stanze dell’albergo, ormai ridotti all’osso, sono un labirinto di spazi tutti uguali tra loro. Ma l’ala del primo piano dove risiedono il parrucchiere e l’ufficio amministrazione sono decisamente riconoscibili e conservano qualche oggetto interessante, come la maschera per capelli al midollo di bue del parrucchiere, o l’intera planimetria dell’albergo nell’ufficio:

 

La vera chicca di questo luogo, e allo stesso tempo l’immagine più diffusa sui quotidiani online, è quella della sala da biliardo, che acquista un certo fascino per com’è avvolta nella polvere e consunta dal tempo. Su un frammento di mobilia è cresciuta persino una formazione fungina.

 

Un ultimo sguardo lo merita l’area del ristorante e delle cucine, anch’essa piuttosto malmessa e segnata da vandalismi e crolli, funestata dalla presenza di amianto, ma non priva di piccoli dettagli che rimandano a prodotti, gusti e stili di trenta o quarant’anni fa.

 

Queste immagini si riferiscono al solo corpo centrale dell’immenso complesso alberghiero, che comprende non solo ulteriori fabbricati, ma anche campi sportivi, negozi, piscine ed altre aree ricreative e panoramiche. Nonostante l’insolito caldo d’ottobre, destreggiandoci tra api e calabroni con schivate ed altre tecniche di arti marziali, abbiamo coperto quasi per intero gli spazi che un tempo composero la lussuosa struttura ricettiva chiusa per abusivismo edilizio e criminalità organizzata.

Abbiamo conservato più di cento foto, che ritraggono: gli spazi all’aperto, i campi sportivi e le piscine, la reception, la hall e i saloni, ristorante e cucine, cantine, corridoi e stanze, l’ufficio amministrativo con carte e documenti accatastati sul pavimento, infine altre foto del parrucchiere e della sala da biliardo.
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Categoria: edificio fantasma
Tipologia: complesso alberghiero
Stato: diroccato, presenza di amianto
Zona: Cilento
Raggiungibilità: solo in auto
Dintorni: spopolati
Durata della visita: 3-4 ore
Aggiornamento:
ottobre 2019

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