Tabacchificio Farinia, progetti di autarchia in epoca fascista


Categoria: edificio fantasma
Tipologia: fabbrica dismessa
Stato: abbandonata
Zona: provincia di Salerno
Raggiungibilità: agevole in auto
Dintorni: campagne
Accessibilità: senza ostacoli
Visita: libera
Durata: 60 minuti
Aggiornamento: marzo 2019

 

Abbiamo già raccontato e mostrato uno dei molteplici tabacchifici abbandonati della Piana del Sele, un vero monumento dell’archeologia industriale (clicca qui per l’articolo). Questi opifici appartennero tutti ad una società che nel corso del Novecento detenne di fatto il monopolio della produzione del tabacco nell’Italia meridionale: parliamo della Società Agricola Industriale Meridionale (S.A.I.M.), fondata nel 1933 in piena epoca fascista.

Il tabacchificio “Farinia”, che mostriamo qui di seguito, ha una storia del tutto particolare: costruito nel 1937, è definito dagli studiosi del settore come villaggio fascista o, più specificamente, come villaggio industriale autarchico.

Le ambizioni autarchiche di derivazione fascista si tradussero prima di tutto in un’espansione capillare dell’azienda: nel giro di pochi anni, la S.A.I.M. arrivò a possedere sul territorio ben 14 diversi stabilimenti, “che producevano due miliardi di sigarette all’anno, e fornivano il 15% dell’intera produzione nazionale di tabacco“. Nello specifico, il “Farinia” era considerato per i propri tempi “uno dei maggiori stabilimenti al mondo per l’essiccazione e la lavorazione del tabacco, e sicuramente il più grande in Europa“.

La planimetria di questo ‘villaggio autarchico‘, concepito cioè allo scopo di realizzare un microcosmo totalmente autonomo e autosufficiente, includeva una chiesa, un refettorio, una scuola con annessa abitazione dell’insegnante, case per le famiglie degli operai, locali di ritrovo, un mulino, forni, e persino un orfanotrofio. Al centro del complesso il cortile ospitava un immenso essiccatoio di 174×114 metri.

L’architettura è a sua volta di chiara matrice fascista, come suggeriscono linee, proporzioni e forme della struttura, di cui noi abbiamo esplorato e fotografato soltanto gli edifici posti sul lato meridionale.

Sul lato meridionale il complesso è articolato in tre corpi di fabbrica, con quello centrale più alto degli altri due, essendo sviluppato su due piani; i due corpi laterali, invece, erano originariamente ad un solo piano, e presentavano un’ulteriore riduzione di altezza a circa metà dello sviluppo longitudinale, assecondando così l’andamento digradante e simmetrico della facciata principale dal centro verso le estremità.”

Al primo piano del corpo centrale sono ubicati gli uffici dell’azienda e il prestigioso appartamento del Direttore. I due piani sono collegati da una spettacolare scala elicoidale in calcestruzzo armato, con zoccolatura rivestita in raffinato marmo nero, che prosegue verticalmente nel vano di una ‘torre littoria’ a base rettangolare, svettante ben oltre la sommità dell’edificio. La torre è caratterizzata, sul prospetto principale, da un lungo finestrone verticale in ferro e vetro, in parte «apribile a vasistas», e reca in alto l’intestazione aziendale, in eleganti caratteri dell’epoca.”

Oggi il tabacchificio giace inerte tra detriti e calcinacci, qua e là cosparso di rifiuti. La torre littoria svetta aggressiva, insieme all’intero corpo centrale, sulla strada di campagna semideserta: in cima, l’insegna “Farinia” è ancora perfettamente integra. Ma l’edificio, ormai, non è altro che una delle tante carcasse architettoniche della Campania, e come per tutte le altre, su di essa pendono progetti di riqualificazione mai messi in atto (clicca qui per vedere altre foto).


* Le citazioni riportate sono tratte da Tommaso Carrafiello: “Borgate rurali, villaggi operai, centri di servizio e altre fondazioni nella Piana del Sele” (2013). 

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