La caserma militare borbonica [Piazza D’Armi: pt. 1]


Un relitto agonizzante se ne sta accasciato da anni su un lato della vasta Piazza D’Armi di Nola: a guardarlo così come appare oggi, sembrerebbe un rudere senza valore, ma un tempo era la caserma militare “Cesare Battisti”, un complesso architettonico di origine borbonica. Negli anni si sono susseguiti i soliti proclami, dibattiti, persino una consultazione pubblica rivolta dal Comune di Nola direttamente ai cittadini, oltre che a imprenditori ed enti pubblici, per raccogliere idee di riqualificazione. Dal 2016 si legge di progetti concreti di recupero e rifunzionalizzazione, persino con investimenti da 30 milioni di euro, ma ad oggi quest’area di Nola resta in uno stato di profondo degrado, tra diverse strutture abbandonate e coperte di rifuti.

 

STORIA – In virtù della sua funzione, originariamente il complesso aveva un’apparenza maestosa e solenne: sede di un avamposto militare, la caserma “Cesare Battisti” fu costruita intorno al 1750 per volere di Carlo III di Borbone.

Dal 1872, per tre anni la struttura fu occupata dal primo reggimento della cavalleria, mentre nel 1889 la visita del duca Amedeo D’Aosta valse il nuovo nome di “Caserma Principe Amedeo“.

L’episodio, però, che forse ha segnato la storia di questo suolo è il noto eccidio di Nola dell’11 settembre 1943, la prima di una serie di stragi compiute in Italia dai nazisti come reazione al proclama Badoglio, con cui l’8 settembre fu annunciata la firma dell’armistizio con gli Alleati. I soldati tedeschi fucilarono 10 militari italiani disarmati, conducendoli fuori dalla caserma per giustiziarli. La struttura fu quindi dismessa definitivamente dopo la fine della seconda guerra mondiale e da quel momento ne è iniziato il lento, inesorabile declino.

Attualmente l’area della caserma ospita situazioni d’ogni tipo. In un’ala ci sono i segni di una permanenza abusiva. In tutto l’edificio c’è un frequente viavai di persone, in particolare in alcuni punti esterni, meno visibili, si prestano a diverse scene di degrado (prostituzione, consumo di droga, etc.), mentre gli interni, per alcuni periodi, sono stati probabilmente utilizzati per scopi criminali.

DERIVA – Tant’è che ad esplorare la caserma ci siamo andati in quattro, ma non senza preoccupazioni per via dei racconti di un amico che, qualche anno prima, era stato allontanato (da napoletani) sotto la minaccia di un’arma. Le lamiere perimetrali che dovrebbero precludere l’accesso sono divelte in diversi punti e per entrare non serve altro che un po’ di coraggio. Così, dopo qualche tentennamento, ci siamo ritrovati nell’immenso cortile interno di questo splendido edificio settecentesco.

Gli anelli metallici sulle colonne rivelano l’utilizzo originario di attaccature per i cavalli, e diversi ambienti ormai svuotati assomigliano a stalle e depositi. I piani superiori sono piuttosto pericolanti e non conservano quasi più nulla tra le pareti.

 

Dulcis in fundo: la vera sorpresa si è in realtà palesata già all’ingresso, quando, varcato il portone, abbiamo notato un po’ ovunque una quantità spropositata di calchi per sculture, accatastati lungo un intero corridoio della caserma. Alcuni calchi hanno forme a dir poco bizzarre: non abbiamo informazioni ed è difficile supporre non soltanto l’uso e la destinazione delle statue, ma soprattutto il motivo per cui quei calchi siano disseminati all’interno della caserma.

 

Facendo attenzione a girare al largo dalla parte ‘abitata’ della caserma, prima di andar via abbiamo visitato i due piani superiori, di per sé privi di particolari sorprese o scorci d’interesse. Almeno finché, sul lato opposto della caserma rispetto a quello da cui ci siamo tenuti lontani, abbiamo scovato un angusto passaggio nel muro, e in perfetto stile Goonies (anche se troppo cresciuti) ci siamo infilati nel buco.

[Clicca qui] per la seconda parte del racconto…


Categoria: infrastrutture
Tipologia: caserma militare
Stato: pericolante e in degrado
Zona: area nolana
Raggiungibilità: agevole in auto
Accessibilità: libera
Dintorni: in parte isolati, non sicuri
Visita: assolutamente sconsigliata
Durata: 1-2 ore
Aggiornamento: 
maggio 2019

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