ALTRE DERIVE – Ex “Corradini”, la storia industriale di Napoli

di Marco Ferruzzi


Categoria: edifici fantasma
Tipologia: fabbrica dismessa
Stato: abbandonata e pericolante
Zona: Napoli Est
Raggiungibilità: in auto
Dintorni: abitati
Accessibilità: senza impedimenti
Visita: libera
Durata: 30-60 minuti
Aggiornamento: aprile 2019

 

Le imponenti vestigia che oggi si possono ammirare sulle rive della costa orientale di Napoli, a San Giovanni a Teduccio, sono l’ultima testimonianza di un maestoso complesso industriale che ha reso grande non solo Napoli ma tutto il Mezzogiorno d’Italia. La “Corradini” fu fondata nel 1882 da un imprenditore svizzero che rilevò e ampliò il Delny-Gravié, un impianto metallurgico preesistente. La fabbrica arrivò ad occupare circa 6.000 mq e diede lavoro a oltre 7.500 operai. Molte delle famiglie di quegli operai vivono ancora a San Giovanni e ognuna di loro ha un ricordo che le lega a quella vecchia fabbrica ormai abbandonata.

Danneggiata durante la seconda guerra mondiale, la Corradini chiuse definitivamente i battenti nel 1949. Oggi è proprietà del comune di Napoli che dovrebbe occuparsi della sua conservazione e valorizzazione. Negli anni sono state tante le promesse di riqualificazione e di recupero ma nessuna di quelle promesse si è purtroppo mai realizzata.

La prima volta che mi sono incamminato tra le mura di questo complesso industriale, stretto tra la ferrovia e il mare, ero in cerca di un tema per la mia tesi di laurea. Nonostante io viva in questo territorio, non ero consapevole di quanta bellezza si celasse al di la della ferrovia. Mi conquistò da subito. A distanza di dieci anni, a maggio dell’anno scorso, ci sono ritornato allarmato dalle voci sul suo possibile abbattimento.

Molti di quei capannoni erano ormai privi di copertura, alcuni mostravano segni preoccupanti di cedimento, mentre altri non avevano resistito all’incuria e all’abbandono di dieci anni e si mostravano ai miei occhi increduli già parzialmente crollati. Un progetto, messo nero su bianco nel master plan redatto dall’autorità portuale di Napoli, oggi ne prevede l’abbattimento nonostante quegli immobili, dal 1990, siano sottoposti a vincolo da parte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.

Il fascino di questo complesso è indiscutibile, non solo perché ricorda il passato di questa terra e del suo popolo troppo spesso maltrattato, ma anche perché rappresenta una importante testimonianza di archeologia industriale.

Nella Corradini, infatti, sono ben rappresentate le diverse fasi di sviluppo tecnologico dell’edificio-fabbrica ottocentesco e novecentesco che, dalle prime forme incerte a sviluppo verticale multipiano, evolve verso le linee più moderne del capannone a un solo livello in muratura e campate multiple coperto a tetto, sino a raggiungere le forme più moderne delle costruzioni interamente metalliche. Ma nei suoi edifici, inglobate da successive ristrutturazioni, è possibile rintracciare anche testimonianze del tardo settecento.

Nonostante le ferite dell’incuria e dell’abbandono quel fascino continua a trapelare e a conquistare, complice anche il magnifico panorama che da questa marina si può godere. Da San Giovanni a Teduccio è possibile ammirare tutto il golfo di Napoli con sullo sfondo la sua regina: Capri. A quel fascino non ha resistito nemmeno il regista Pietro Marcello: il giorno in cui sono tornato a visitare quei luoghi mi sono infatti imbattuto in una troupe cinematografica intenta a girare le scene finali del film tratto dal romanzo di Jack London, Martin Eden.* 

Marco Ferruzzi,
architetto napoletano
impegnato nella difesa del territorio

 

*[Curiosamente, anche l’autrice del precedente contributo per ALTRE DERIVE ha esplorato un luogo preso come set dello stesso film di Marcello: clicca qui per l’articolo]

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