La casa abbandonata del pagliaccio acrobata


NOTIZIE – In questa piccola casa abbandonata a due piani, tra il 1977 e il 1993, trascorse la sua intera esistenza un artista circense. La sua prerogativa: un doppio ruolo nel circo, quello di clown e quello di trapezista.  Acrobazie in maschera, comicità e atletismo. Il lavoro, tuttavia, lo trascinava spesso in giro, lontano da casa per settimane o mesi, così decise di costruire una bambola che lo raffigurasse e di attaccarla a una parete della stanza del figlio, affinché i suoi cari non si dimenticassero di lui.

Era talmente dedito e affezionato al suo lavoro che, anche quando il corpo iniziò a dirgli basta, non accettò di abbandonare il trapezio. Così un giorno, sbagliato un salto e fallito un aggancio, perse il controllo e precipitò al suolo, oltre la rete di protezione. L’incidente gli costò la vita, e a casa non tornò mai più. Moglie e figlio dopo pochi mesi si trasferirono altrove, ma da allora, mentre la dimora s’impolvera, ammuffisce e si consuma, il pupazzo sembra invece immune al logorio del tempo. Resta lì sospeso, ben saldo e luccicante come fosse nuovo: a qualcuno piace raccontare che in quell’oggetto inerte risieda l’anima del clown acrobata.

DERIVA – E pensare che dalla strada, passando in auto, eravamo sul punto di snobbare questa casa abbandonata, la cui facciata esterna ha ben poco da dire. Con il buio, forse, quell’aria spoglia e quei rami secchi potrebbero riprodurre il cliché della dimora infestata, ma con il sole battente no, nessuna evocazione cinematografica.

 

Ci siamo fermati ugualmente ma soltanto per scrupolo, e sono entrato da solo per uno sguardo fugace. Il soggiorno, la camera da letto e un’altra stanza vuota mi hanno presto convinto a fare retromarcia, scarnificate e consunte com’erano. Senza perdere tempo me ne sono tornato alla macchina, pronto a ripartire. Prima di salire, però, un’occhiata alle finestre dei piani superiori – ho intravisto una tenda – mi ha fatto sorgere il dubbio che valesse la pena rientrare e controllare meglio.

 

Idea più che legittima: appena raggiunto il secondo piano, scopro un piccolo bagno e appena accanto una cucina completamente arredata e ricca di oggetti. Alcuni appaiono ancora in buono stato, tanto da far supporre un pernottamento in tempi recenti. Segni di una sosta breve, passeggera… magari interrotta bruscamente da uno spavento, quando il clown-pupazzo ha rivendicato la sua legittima proprietà?

 

“Che strana disposizione architettonica”, penso. Un solo bagno microscopico, scomodamente al secondo piano, così come la cucina, per di più piazzata giusto accanto alla cameretta del figlio. Mentre mi perdevo tra simili quesiti strutturali mi sono imbattuto nella bambola pagliaccio: davanti alla porta aperta, un grosso fusto di birra; poi ecco la camera, pressoché spoglia tranne uno scaffale di libri (al centro, l’Inferno di Dante), e dall’altro lato della finestra il pupazzo sospeso al muro.

 

Insomma, è stata una mezz’oretta piuttosto insolita. Ero ormai sul punto di andar via, quando un dettaglio insignificante mi ha richiamato dentro la casa abbandonata, finché non ho scoperto l’esistenza di questa bambola. Verrebbe quasi da credere che l’artista circense intendesse trovare un modo per raccontarci la sua storia… se solo questa storia fosse vera e non l’avessimo inventata.


Categoria: edifici fantasma
Tipologia: abitazione privata
Stato: abbandonata
Zona: provincia di Caserta
Raggiungibilità: in auto
Dintorni: poco trafficati
Accessibilità: semplice
Visita: libera
Durata: 15-30 minuti
Aggiornamento: 
febbraio 2020

Condividi su: