Una porticina socchiusa: ecco la casa dei mosaici


La ricerca di spazi fuori dalle rotte ordinarie, o non facilmente accessibili, non conduce solo verso luoghi abbandonati. Talvolta, si scoprono oasi di silenziosa bellezza che se ne stanno lì, in aree urbane quotidianamente attraversate dal traffico umano e automobilistico, ma che non sono normalmente aperte al pubblico, oppure finiscono per essere dimenticate. È il caso della Casina Zezza, un gioiello architettonico che dall’esterno non promette nulla, ma che al suo interno nasconde piccoli tesori artistici di cui, probabilmente, la maggior parte dei cittadini campani non conosce l’esistenza.

La Casina è nel Parco sul Mare di Ercolano, una fresca area verde che affaccia sull’antico Molo Borbonico. Ferdinando I di Borbone acquisì il parco dalla famiglia Zezza, per ricavarne una congiunzione diretta tra la prestigiosa villa “Favorita”, il Miglio D’Oro e l’approdo marittimo.

 

La facciata beige e rosso corallo della Casina, visibilmente consunta e sbiadita, riprende l’intreccio cromatico della palazzina a due colonne posta all’altra estremità del parco: quest’ultima non era una semplice decorazione monumentale dei giardini, bensì da qui partivano le montagne russe, una delle giostre del giardino dei giochi fatto costruire da Leopoldo di Borbone, secondogenito di Ferdinando, per dilettare nobili e principi annoiati. Nel parco rimangono alcune tracce delle antiche giostre ottocentesche, ma i meccanismi originari sono conservati nella Reggia di Caserta e nel Museo di San Martino di Napoli.

Vista da fuori, oggi la Casina Zezza non sembrerebbe nulla di speciale. Se poi capita che, per caso, sbirciando attraverso i vetri opachi e intravedendo le meraviglie celate all’interno, si ha persino la fortuna di trovare una porticina lasciata aperta, l’impulso di mettere un piede oltre la soglia e scattare qualche fotografia è irrefrenabile.

Una volta dentro, è subito chiaro il motivo per cui l’edificio è anche detto Casina dei mosaici. Le pareti dell’anticamera sono decorate da mosaici realizzati con scaglie di madreperla e porcellana, provenienti dal Real laboratorio di pietre dure e dalla Real Fabbrica delle Porcellane di Capodimonte. Ma non è questo l’unico vezzo decorativo della residenza: le vetrate colorate delle finestre offrono splendidi giochi di luce, e nel salone principale illuminano il soffitto completamente affrescato, raffigurante un velo sorretto da angioletti, mentre nella volta celeste così scoperta altre figure angeliche (ignote a noi profani) si incontrano tendendosi le braccia.


Tipologia: villetta nobiliare
Stato: ben conservata
Accessibilità: normalmente chiusa
Aggiornamento: giugno 2020

Condividi su: