L’altra grotta della Sibilla: la mitologica porta dell’Ade


IL MITO DELLA GROTTA DELLA SIBILLA Le aree urbane della costa campana poggiano su vere e proprie reti sotterranee, nascoste sotto la parte visibile e abitata del territorio. Si sa che la geologia partenopea e flegrea presenta in prevalenza rocce tufacee, favorevoli alle opere di ingegneria del sottosuolo, di cui gli antichi Romani erano maestri. Sino qui avevamo già visitato le cave di tufo divenute poi sede di fabbriche novecentesche in via Posillipo a Napoli, che in pochissimi conoscono; avevamo fotografato la crypta neapolitana e l’adiacente acquedotto romano, un lungo tunnel con funzioni di collegamento e di difesa militare, per varie ragioni associato, tra credenze religiose e mistiche, alla figura di Virgilio; infine, di recente, spostandoci a Cuma abbiamo visto la crypta romana e il famoso Antro della Sibilla, quest’ultimo erroneamente identificato con la sede oracolare della sacerdotessa di Apollo, mentre era di fatto una costruzione di difesa e un bacino idrico.

Ma non è finita qui: in zona flegrea esiste un altro tunnel sotterraneo, sulle sponde del Lago d’Averno, che in base alle suggestioni mitologiche e all’epica virgiliana è analogamente denominato Grotta della Sibilla. Sospeso tra le leggende collettive e l’immaginario del poeta Virgilio, il mito della Sibilla ha a lungo alimentato i lavori degli archeologi che, alla ricerca dei luoghi narrati nell’Eneide, hanno fatto riaffiorare i resti di antiche civiltà della zona flegrea.

IL LAGO E L’ALDILÀ Il Lago d’Averno era in origine un cratere vulcanico, formatosi all’incirca nel 2.000 a.C.: l’etimologia del toponimo (in greco: άορνος, ovvero “privo di uccelli”) è probabilmente legata alle esalazioni sulfuree che, innalzandosi, impedivano il passaggio di volatili. L’aspetto del cratere, unito alla simbologia legata all’acqua, deve aver spinto l’immaginario mitologico greco-romano ad associare il lago ad un accesso verso il regno dei morti, tanto che in latino avernus significava “infernale”. Accanto allo specchio d’acqua riposa quello che è indicato sulle mappe come Tempio di Apollo, e che invece era un complesso termale (frigidarium) a pianta circolare, poi parzialmente sprofondato a causa del bradisismo (qui altre foto).

 

L’ipotetica collocazione dell’oracolo nei pressi del lago, riportata anche dallo storico Strabone, avrebbe suggerito l’errata supposizione della presenza di un tempio dedicato ad Apollo (al quale era devota la stessa Sibilla). La leggenda vuole che proprio sulle sponde del lago trovasse collocazione la sacerdotessa, e che qui si trovasse il passaggio verso l’Oltretomba narrato nell’Eneide di Virgilio.

LA GROTTA: PORTA DELL’ADE – Superstizione e immaginazione condussero gli antichi ad interpretare la presenza nella grotta di infiltrazioni acquifere come un’ulteriore prova della natura mistica del luogo: i piccoli corsi d’acqua sarebbero state ramificazioni capillari dello Stige, mitologico fiume infernale. In verità la Grotta della Sibilla è un tunnel lungo più di 200 metri ed è l’ennesima opera d’ingegneria del sottosuolo d’epoca romana: sotto Marco Agrippa fu scavato un camminamento con lo scopo di collegare le sponde del Lago d’Averno con il Lago di Lucrino, o forse direttamente con il porto.

 

DERIVE INQUIETE – Demistificare le leggende e non pensare a divinazioni e varchi verso gli inferi, tuttavia, non basta a tranquillizzare un odierno visitatore della Grotta della Sibilla. Un sentiero nella vegetazione incolta (e sporcata da vari rifiuti) conduce ad un piccolo cancello, che, inaspettatamente, ho trovato aperto. Sì, purtroppo ero solo. Superata la soglia, non mi hanno rasserenato neppure i resti delle visite guidate che fino al 2015, come riporta Il Mattino, erano tenute da un volontario, amico dei vecchi proprietari e soprannominato non a caso Caronte: il cartello ATTENDERE, una lampada a gas, alcune torce cadute sul pavimento.

Dapprima ho fatto capolino, con stupore e incertezza. Poi passo dopo passo, ero dentro. La testa, divisa tra paure irrazionali (il buio pesto) e preoccupazioni razionali (rischi di cedimenti della struttura). Davanti, una lunga galleria avvolta nell’oscurità. In tasca, un cellulare già senza ricezione e per fortuna una torcia abbastanza efficace, unica illuminazione in uno spazio altrimenti invisibile (link al video a fine articolo).

Il lungo tunnel iniziale, immerso totalmente nel buio, sembrava un percorso senza fine, mentre l’ingresso, un piccolo rettangolo di luce, si faceva sempre più piccolo alle spalle. Finalmente una variazione: un dosso con scalini e un corrimano in legno, aggiunto forse per le visite. Qui la grotta principale si dirama: un cunicolo su un lato, strettissimo e ripido, conduce in profondità: al termine della discesa il suolo è invaso dall’acqua, meglio non proseguire. Risalendo, si trova un’altra deviazione, seguita da una scaletta che scende ancora in basso: in quest’area della grotta affiora con evidenza sulle pareti il tipico opus reticulatum, tecnica costruttiva romana (molto simile a quello visibile nella Piscina mirabilis, ma qui, complice il buio, le pareti assumono una colorazione bluastra.

 

Al termine della scala il percorso si biforca di nuovo e i tunnel assumono i connotati di un labirinto. Il rischio di perdersi è alto, ma soprattutto, senza conoscere la stabilità del suolo, il pericolo è quello di cedimenti e crolli. Una stanza, che assomiglia a una cisterna, presenta un ponticello (moderno) che doveva condurre in un’altra sala, forse per ammirare i resti di qualche decorazione o struttura ingegneristica. Essendo solo, ho lasciato prevalere la prudenza, e dopo qualche scatto dell’uno e dell’altro ambiente, sono tornato indietro, ho ripreso qualche altra scena video, e con una certa trepidazione ho raggiunto rapidamente l’ingresso, con un solo pensiero: e se qualcuno intanto avesse serrato il cancello?

[VIDEO DELLA GROTTA]
[ALTRE FOTO DELLA GROTTA]

Dissuadiamo chiunque dal recarsi in queste grotte, solitamente chiuse per inagibilità. Ignari della situazione per mancanza di segnalazioni sul sito, solo successivamente abbiamo saputo che per puro caso (o meglio, per rimozione da parte di qualcuno) il cancello era aperto e privo di catene. Gli attuali proprietari stanno lavorando per inserirla nel catasto della soprintendenza e per ottenere il documento di agibilità.


Categoria: infrastrutture di collegamento
Tipologia: galleria sotterranea
Stato: abbandonata
Zona: flegrea
Raggiungibilità: a piedi
Accessibilità: normalmente chiusa
Durata: non quantificabile
Aggiornamento: giugno 2021

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