Il centro (dis)abitato di Croce: un destino iscritto nella storia


Categoria: borgo fantasma
Tipologia: paese abbandonato
Zona: provincia di Caserta
Stato: abbandono totale
Raggiungibilità: piuttosto inerpicato
Accessibilità: libero accesso
Dintorni: desolati, eccetto tre cani randagi
Visita: pressoché indisturbata, ad eccezione dei suddetti cani
Durata: 3-4 ore
Aggiornamento: novembre 2018

 

NOTIZIE – Intorno al V secolo a. C. la città più importante del territorio degli Ausoni, un antico popolo italico, si chiamava Cales. Si trovava sulla Via Latina e divenne provincia romana nel 335 a. C., conquistata sotto la guida del console Marco Aurelio Corvo. Dopo numerosi attacchi e saccheggi da parte dei Saraceni, la città fu costretta ad arrendersi nell’879 d.C. e andò incontro all’abbandono totale, riducendosi a una città fantasma.

Proprio la fuga degli abitanti dell’estinta Cales diede origine alla storia di Rocchetta e Croce: i superstiti si rifugiarono in un abitato fortificato (il nome Rocchetta è, appunto, diminutivo di “rocca”, mentre Croce rimanda alla tradizione religiosa), che nei secoli successivi ospitò i vescovi di Calvi, trasformando la fortificazione in un luogo di ritiro e preghiera.

In questa zona di montagna, però, l’abbandono e l’estinzione sembrano parte di un destino ineluttabile: Rocchetta e Croce è oggi un ‘comune sparso’ che conta poco più di 400 anime, tutte concentrate nella frazione di Rocchetta. Gli abitanti di Croce hanno invece lasciato le loro case verso la fine del Novecento, trasformando quest’altra metà del comune in un borgo fantasma, ormai totalmente diroccato ad esclusione della nuova piazzola di sosta antistante il paese.

LA NOSTRA DERIVA – Il minimo comune denominatore delle nostre esplorazioni è un incontro fisso con i cani randagi: ci è capitato ad Apice (dove siamo andati via sconfitti), a Conza, all’hotel Eremo, al manicomio di Aversa, presso una masseria ducale. I tre cani di Croce erano particolarmente nervosi e chiassosi, quasi a proteggere il territorio. Forse perché non abituati alle visite, se non quella di un anziano signore che è di fatto l’unico abitante (ma solo diurno) del borgo. Da lui abbiamo appreso la storia locale: le case si sono spopolate per un esodo spontaneo degli abitanti e non per disastri tellurici o bellici.

Eppure, a giudicare dai resti dentro le case, sembrerebbe trattarsi quasi di una fuga: come si spiegherebbe un trasferimento autonomo se tutti gli oggetti, tra cui anche ricordi o utensili preziosi, sono rimasti lì dov’erano un tempo? Fatto sta che Croce è uno dei borghi fantasma con il maggior numero di residui ancora intatti della sua vita ormai conclusa.

Anche la piccola chiesa del paese è ancora in piedi, sebbene tra le sue mura regni un’aria di distruzione. Spostandoci verso un altro lato del piccolo centro abbiamo incontrato di nuovo l’ultimo abitante di Croce (e lo è a tutti gli effetti: paga ancora le tasse per la casa diroccata in suo possesso!). Dopo una breve chiacchierata e dopo aver dovuto calmare di nuovo i cani, ci ha accompagnati in una dimora a più livelli ancora arredata e piena di oggetti appartenuti alla famiglia che l’ha lasciata.

Per concludere, ci sembra lecita una piccola concessione al fascino delle atmosfere horror: a Croce non mancano angoli e dettagli che possono indurre qualche brivido nelle menti più sensibili e fantasiose.

Un cavalluccio fatto di gesso e carta di giornali, una vecchia siringa, finestre piene di ragnatele, uno strano tubero in un piatto e oggetti di difficile interpretazione appesi a pareti e soffitti. Segue una classica rassegna di icone religiose e bambole – integre o in pezzi – a completare la carrellata di dettagli creepy.

Per sapere di più sulla nostra esplorazione a Croce leggi il nostro articolo su

 

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