Un sibilo del vento tra le case: Romagnano al Monte


NOTIZIE – I resti dell’antica Romagnano al Monte, da tempo abbandonati, fanno parte di una zona ancora popolata, sebbene il primo centro abitato sia distante diversi chilometri e conti meno di 400 abitanti: attraversando le località di Ariola, Palazzo e Romagnano si percorrono per lo più strade deserte, affiancate da abitazioni silenziose e, all’imbrunire, buie anche dietro le finestre. Agli occhi di un ignaro visitatore, questo potrebbe apparire già come il paese fantasma di cui in molti hanno sentito parlare. Ma proseguendo oltre e superando bivi e tornanti, si raggiunge infine l’antico borgo defunto, che dalla carreggiata appare in basso, disteso sul crinale di una collina e incorniciato da una vallata panoramica.

La lunga storia di questo piccolo borgo, piegato da diversi fenomeni sismici prima del colpo di grazia inflitto con il terremoto del 1980, è facilmente reperibile su Wikipedia. Le prime testimonianze scritte su Romagnano risalgono al XII secolo e recano notizia di un feudo dalla rara stabilità rispetto agli altri feudi meridionali coevi. Ma ad inizio Ottocento i documenti storiografici riferiscono di un’efferata, cruenta lotta tra il feudatario del luogo ed un gruppo di banditi, che turbò l’ordine di Romagnano e ne macchiò di sangue le strade.

LA NOSTRA DERIVA – Mettendo piede a Romagnano a Monte ci è parso di essere testimoni dell’essenza ultima contenuta nella definizione di borgo fantasma: una sottile, costante brezza s’insinuava tra i vicoli deserti del paese abbandonato e faceva scricchiolare e sbattere porte e ante delle finestre, mentre la luce si abbassava lentamente verso il tramonto e alla vista si aprivano scorci di abitazioni.

 

Tra i vicoli malmessi si ammassano impalcature, tubature e calcinacci, tombini sradicati; mura squarciate o collassate rivelano qua e là cantine, depositi,  botteghe, dalla strada si scorgono i servizi igienici, che un tempo erano separati dal resto della casa. Tutto questo insieme forma le rovine di un borgo che è difficile credere un tempo fosse vivo. Eppure, un tempo, questo luogo respirava e pulsava di vita, adagiato sulle pendici di un’altura che cala a picco su una valle immensa e incontaminata, ai confini tra Campania e Lucania. Ancora oggi, da ogni finestra di ogni scheletro edilizio lo spettacolo naturale che si para davanti è davvero mozzafiato.

 

Sulla parete di una casa sono ancora disegnati e numerati i riquadri destinati ai manifesti. In molte delle abitazioni restano le vecchie scarpe appartenute agli abitanti prima dello spopolamento, poggiate su un davanzale o sul bordo di un camino. La scuola reca ancora la scritta incisa nella pietra sulla porta d’ingresso, ma all’interno corridoi e stanze non conservano tracce del passato.

 

Raggiunta la piazza centrale, la vista è dominata da una grossa gru, presumibilmente lasciata qui per lavori di ristrutturazione mai conclusi. Dalla cima del macchinario pende un carico che dondola mosso dal vento, cigolando nel silenzio circostante. Su un lato della piazza ecco un’antica chiesa con l’ingresso murato, ma con una breccia nella stessa muratura: entrando si scopre un elegante e insieme sconcertante spettacolo di disfacimento e decadenza.

 

La storia narra che proprio in questa piazza fu a lungo esposta la testa di un brigante decapitato nel 1810, reo di aver ucciso i figli del barone proprietario del feudo di Romagnano a Monte. Oggi, i sibili e le oscillazioni della gru e i soffi del vento potrebbero impressionare un visitatore solitario, riconducendo il pensiero a quella macabra vicenda. Ma al di là di queste lontane suggestioni, Romagnano è un borgo sopravvissuto fino a qualche generazione fa e, come diversi piccoli centri montani della Campania, ha dovuto cedere all’impietosa severità delle calamità naturali.


Categoria: borgo fantasma
Zona: al confine tra Campania e Basilicata
Stato: completo abbandono
Raggiungibilità: in auto, vie tortuose
Dintorni: deserti
Visita: senza interferenze
Durata: 3-5 ore
Aggiornamento: ottobre 2018

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