Titoli di coda per un cinema storico del primo Novecento


Il tempo è trasformazione. E la storia, per come è concepita dall’inizio dell’epoca industriale, deve correre in funzione del progresso. Così, un edificio monumentale, che ha assistito e resistito a tutte le crepe del tribolato decorso del Novecento, prima o poi rischia di scomparire, per lasciare spazio al nuovo. Nel 2010 cominciarono a circolare le prime voci su progetti di abbattimento: eppure, giusto cento anni prima, nel 1910 sorgeva il teatro Moderno. Un’etichetta che oggi suona come un’antifrasi, se si considera lo stato in cui versa questo ex teatro e cinema abbandonato, che nel corso dei decenni ha cambiato più volte facciata, e si è ampliato con una sala adiacente che ha cambiato diversi nomi e gestioni (“Savoia”, “Italia”, “Ariston”). Comunque sia, i resti malfermi dell’insegna anteriore rimandano ancora alla denominazione originaria, quella che centodieci anni fa decretò la nascita di questa struttura ricreativa.


Nell’ultimo decennio, ciclicamente l’edificio viene minacciato di demolizione per lasciar posto, come da spietato copione, ad un parcheggio multipiano, mentre restano inascoltate le controproposte di riqualificazione per trasformarlo in centro culturale. In realtà, al momento, appare tutto fermo, e per una volta si potrebbe dire “per fortuna”, se si considera il valore storico di questo teatro sorto ai margini della Belle Époque. Se la facciata esterna conserva il retrogusto di un’era tramontata, l’interno è ancor più immobilizzato nel tempo, sebbene storpiato da ripetuti vandalismi e incendi, e in più punti sottoposto a piccoli crolli per sopraggiunte carenze strutturali, inevitabili dopo oltre trent’anni di disuso. Le nostre immagini inedite delle sale dell’edificio riportano alla luce la storia secolare di questo cinema e teatro, fino ad oggi rimasto invisibile e muto.

DERIVA – Non senza qualche rischio in tal senso, ho provato, in solitaria, a fare capolino all’interno del cinema abbandonato, tra stanze malridotte e completamente avvolte nell’oscurità. L’atmosfera è di per sé inquietante: il buio, il suolo instabile, il dubbio che in questi luoghi ci si possa sempre imbattere in qualcuno o qualcosa di spiacevole. E non è mancato il momento-clou con tanto di spavento e cuore in gola (il racconto nel dettaglio è in un articolo pubblicato sul sito Ascosi Lasciti). La suspense era sì da pellicola thriller-horror, ma con l’insolita variante che il cinema stesso fosse l’ambientazione (reale) di questo scenario ansiogeno. Anche perché qui, ormai, non proiettano più film dagli anni Ottanta.


Cosa ci facesse una racchetta vintage conficcata nel muro di un cinema abbandonato, può dirlo solo chi lo ha occupato in questi anni come tetto estemporaneo. Il resto sono cumuli di rifiuti e detriti sparsi tra i vani completamente assorbiti nell’ombra. Su un lato, si scoprono i residui semidistrutti della biglietteria, mentre al centro della struttura, al di là dell’atrio, si accede alla sala principale dell’Ariston, con la platea e il palchetto sopraelevato. Le sedute sono ancora lì, sebbene ormai marcite, e nonostante non ci sia alcuno spettacolo a cui assistere, se non quello di un cupo decadimento.


Categoria: edifici fantasma
Tipologia: teatro/cinema
Stato: precario
Dintorni: molto affollati
Durata: 60 minuti
Aggiornamento: 2020

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