Giganti in rovina: la carcassa di un’ex colonia estiva


Categoria: edifici fantasma
Tipologia: residenza scolastica
Stato: abbandonato e pericolante
Zona: Parco Nazionale del Vesuvio
Raggiungibilità: agevole in auto
Accessibilità: libera, agevole
Dintorni: lievemente trafficati
Visita: con prudenza
Durata: 1-3 ore
Aggiornamento: 
aprile 2019

 

Ai margini del Parco Nazionale del Vesuvio, in un’area verde tristemente nota alla cronaca per scarichi abusivi e roghi di rifiuti, un gruppo di nove giganti di cemento deturpa il paesaggio con fascino brutale: è un’ex colonia estiva, avviata negli anni Settanta con funzioni  rieducative e riabilitative in ambito scolastico.

NOTIZIE – Progettata e costruita sul finire degli anni ’60, la struttura fu inaugurata nel 1973 con lo scopo di ospitare e assistere bambini in età scolare con disabilità fisiche o mentali. La residenza, probabilmente gestita da suore, nei periodi estivi erogava cure elioterapiche agli assistiti e li aiutava a portare a termine gli studi.

La colonia, in questo senso, svolgeva una preziosa funzione sociale, che tuttavia non durò neppure un decennio. Nel 1980, infatti, fu requisita per ospitare famiglie di terremotati, che vi restarono a loro volta per circa dieci anni, ma in uno stato ai limiti della sopravvivenza: è del 1988 la notizia di una neonata deceduta in questo complesso per denutrizione e scarse condizioni igieniche.

Dagli anni ’90 il complesso è in disuso e in balìa di chiunque – abbandonato e vandalizzato, non ne restano che le strutture portanti e un cumulo di detriti e rifiuti d’ogni tipo. Dal 2000 si sono susseguite proposte, promesse, progetti. Dapprima il complesso pareva potesse diventare la sede dell’Accademia del Mediterraneo, più di recente si era letto di un piano per creare un campus accademico e farne un polo dell’Istituto Nautico, l’ultima notizia è che il Comune di Napoli lo abbia messo all’asta per 6 milioni e 600 mila euro… ma due aste sono già andate a vuoto.

DERIVA – Entrati comodamente dal cancello d’ingresso, ci siamo addentrati tra i nove corpi di fabbrica che compongono il complesso residenziale, occupando quasi 10 mila metri quadri al coperto, ai quali si aggiungono più di 12 mila all’aperto (viali, cortili, pineta). Oggi è piuttosto arduo distinguere la funzione degli spazi interni, un tempo divisi tra alloggi, mense, palestra, e altri spazi comuni.

L’unico ambiente ancora riconoscibile è la bizzarra cappella in mattoni che ancora si regge (a malapena) in piedi tra gli alberi della pineta. Il tetto è malridotto, il pavimento è colmo di calcinacci, l’altare in marmo è stato divelto e portato via e a spiccare è soltanto la decorazione rosa sulla parete retrostante.

A impressionare sono gli edifici visti da fuori: immensi blocchi di cemento scorticati e anneriti, finestre in vetro e metallo ormai consunte o sfondate, mentre lungo le facciate esterne si arrampicano scale a chiocciola metalliche, corrose dalla ruggine.

Come se non bastasse l’aspetto tetro della struttura, abbiamo notato che a pochi metri dalla pineta si trova un campo rom, con un paio di cani non proprio docili a fare la guardia. Nel frattempo diversi scooter, rigorosamente dotati di tre passeggeri, facevano strane, ripetute ronde lungo le strade circostanti. E l’ultima sorpresa l’abbiamo trovata accanto alla macchina: a qualche metro sostava una vettura di Finanzieri, ai quali abbiamo spontaneamente raccontato che eravamo lì per qualche foto, ma non sembravano particolarmente interessati a noi.

 

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