L’archeologia del tabacco e i suoi fossili industriali


Categoria: edificio fantasma
Tipologia: fabbrica dismessa
Stato: abbandonata e crollata
Zona: Valle del Sele
Raggiungibilità: agevole in auto
Dintorni: campagne
Accessibilità: senza ostacoli
Visita: libera
Durata: 30 minuti
Aggiornamento: marzo 2019

 

L’esplorazione della Piana del Sele è scaturita da una ricerca mirata: in quest’area riposano, non troppo distanti tra loro, ben cinque tabacchifici, che costituivano un insieme organico e unitario dal punto di vista funzionale e paesaggistico-architettonico. L’intero sistema faceva capo al consorzio S.A.I.M., che gestì questa rete di produzione del tabacco per un cinquantennio, tra gli anni ’20 e gli anni ’70, prima che venisse dismessa.

LA NOSTRA DERIVA – Pur avendo chiara la meta, non sempre si dispone di informazioni precise per la geolocalizzazione: così, guidando, ci siamo ritrovati davanti, o meglio su un lato, uno dei cinque tabacchifici senza neppure rendercene conto: una struttura unica rispetto alle altre, almeno per le sembianze di ciò che ne resta.

La prima impressione, infatti, non è stata quella di uno stabilimento, e non soltanto perché ormai gli anni di agonia dell’opificio hanno superato quelli di attività. Piuttosto, a prima vista (del nostro occhio inesperto) sembrava di essere in presenza di ruderi antichi, ritrovamenti romani, per intendersi. Mai più appropriata suona, davanti a questo spettacolo, la definizione di ‘archeologia industriale’.

Non solo le arcate del primo padiglione ormai distrutto, ma anche le costruzioni successive di questa struttura a pianta circolare riecheggiano il fascino di antiche edificazioni appartenenti a civiltà estinte: proseguendo oltre, sembra di trovarsi davanti a un tempio, e il sole che batte dall’alto è quello che non manca mai in una visita agli scavi archeologici di una città meridionale.

I volumi architettonici abbracciano un’ampia corte dove erano collocati gli stenditoi per la prima essiccazione del tabacco all’aria aperta. […] Laddove la muratura cingeva un interno di navate generate da una successione puntuale di esili pilastri in cemento, il tabacchificio appare come un incastro possente di setti murari, con la presenza dominante delle arcate che condiziona ed arricchisce la lettura di questo grande complesso, pur nella sua drammatica condizione attuale. All’esterno, la sequenza degli archi e delle finestre, parzialmente chiuse per favorire la circolazione dell’aria dal basso verso l’alto, sottolinea la simmetria e la perfetta modularità dell’insieme. All’interno, il volume svuotato, la discreta altezza, gli accentuati chiaroscuri conferiscono all’attuale spazialità una fissità ed una profondità quasi contemplativa (Rossella del Prete: Tabacchine, 2011).

Ebbene, a ritrovarsi tra le maestose volte del secondo padiglione se ne ricava immediatamente l’impressione di un’antica cattedrale crollata, oppure un qualsiasi altro luogo istituito di sacralità o votato a funzioni religiose.

Proseguendo oltre, si raggiunge la vecchia cucina aziendale, di tutt’altro fascino: sulla porta resta intatta l’intrigante insegna d’un tempo, ma superando la soglia c’è poco altro da vedere, se non gli ultimi resti della cucina in muratura.

NOTIZIE – L’esplorazione di quest’area si deve compiere tristemente sormontando collinette che non sono soltanto mattoni e altri frammenti accumulati, bensì anche dune di rifiuti e scarti abusivi. Uno scenario raccapricciante e purtroppo adiacente ai ruderi di questa elegante architettura, tanto più triste se si considera che su quello stesso terreno, mezzo secolo fa, erano ancora disposti gli stenditoi per l’essiccazione del tabacco.

Vecchia foto del tabacchificio, con gli stenditoi nel cortile antistante (foto tratta da eboliarchiviodigitale.it)

E pensare che quest’area conserva una storia ben più ricca e significativa di quella legata allo sviluppo economico-territoriale della Piana nella fase centrale del secolo scorso. In questo punto, infatti, dopo che violenti bombardamenti avevano raso al suolo Battipaglia, si consumò nel settembre del 1943 una dura battaglia tra le truppe anglo-americane e le forze tedesche, a seguito dello sbarco a Salerno degli Alleati. Oggi, 75 anni più tardi, le macerie si mescolano ai rifiuti e sono solo l’esito sconsolante dell’abbandono e del degrado.


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