Pratiche di autofustigazione: il convento sull’altura


La visita allo Spirito Santo è la seconda parte di un cammino piuttosto impegnativo sulla via Francigena che collega Sessa Aurunca e Teano, un percorso  che come prima tappa ha avuto la chiesetta rupestre della Madonna del Ponte, della quale abbiamo già raccontato. Fuori contesto, una “visita allo Spirito Santo” sarebbe un’espressione a dir poco ambigua e potrebbe evocare i toni dell’epifania mistica. Ma il punto è proprio questo: percorrere quei due interminabili chilometri di sentiero sterrato e pendente, sotto il primo vero sole ardente di giugno, sembrava dover condurre verso uno stato ultraterreno di ascensione celeste. Alla fine, si è rivelata soltanto come esperienza del tutto terrena di autofustigazione. Tanto più che, perdendo di vista un bivio per le nebbie dell’affanno, prima di sbucare davanti al convento dello Spirito Santo siamo finiti sul sentiero sbagliato. Qui, man mano che si saliva verso la cima, si notava una progressiva trasformazione della vegetazione, sempre più arida e brulla, contornata da bianche rocce tufacee.

 

Infine, più sudati che entusiasti, abbiamo raggiunto questo benedetto convento, ben nascosto dietro un costone della montagna (come se non bastasse la posizione sopraelevata). La facciata esterna, a dire il vero, non brilla sul piano estetico, anche per un’evidente manomissione recente, dovuta ad un tentativo di restauro interrotto: insomma, al momento del ‘benvenuti’ non si sarebbe detto che la scalata valesse la pena e lo sforzo, se non per uno storico dell’arte in cerca di pareti affrescate (e consunte). Il primo affresco è in una nicchia nella roccia, che affianca il portale del convento dello Spirito Santo: si nota una figura umana in abito monacale, attesa alle proprie spalle da una scala. Il resto è logorato dal tempo.

Varcato l’ingresso, spicca lo stato penoso di conservazione dell’edificio, denunciato a più riprese anche da un’associazione locale. Gli ambienti sono pressoché spogli, si notano diversi crolli e una metà del convento è di difficile accesso per la fitta vegetazione che è cresciuta nel cortile interno. I corridoi laterali sono spogli fino all’osso, e l’architettura in sé non dice granché.

Alcune scalinate discendono nel buio del sottosuolo, e sono popolate da pipistrelli. Una, però, conduce nell’ampia chiesa posta di fianco al convento: qui è rimasto solo un altare distrutto e – sorpresa! – l’interessante affresco di una Madonna lattante, un’iconografia già vista nella Madonna del Ponte e, dunque, tema ricorrente nelle chiese della zona. Un altro affresco è in una nicchia esterna, nascosta in una strettoia ombreggiata tra edificio e roccia, a cui si accede dal piano superiore. Agli angoli inferiori dell’affresco si scorgono due diavoli, al centro una figura per metà equina: l’immagine dovrebbe rappresentare l’apocalisse.

 

Ritornando a valle, abbiamo incrociato un simpatico cacciatore del luogo, che oltre ad informarci della presenza di cinghiali sul territorio, ci ha parlato del convento, e ci ha rivelato che l’affresco raffigurante l’apocalisse, se bagnato con dell’acqua, da dipinto sbiadito diventa un’immagine in Ultra HD: lui stesso si preoccupa di riempire una vaschetta lasciata sul pavimento, all’occorrenza. Noi non ce ne siamo accorti, ma chi ci legge potrebbe approfittarne.

Il convento dello Spirito Santo, risalente al XVI secolo, apparteneva ai frati Cappuccini e fu adibito a noviziato. Ospitò, tra gli altri, Fra Geremia, beatificato da Giovanni Paolo II.

[Altre foto del convento sono sulla nostra pagina Facebook]


Categoria: architettura sacra
Tipologia: convento
Stato: abbandono e crolli
Raggiungibilità: a piedi, sentiero lungo e scosceso
Accessibilità: libera
Dintorni: deserti
Durata della visita: 45 minuti
Aggiornamento: giugno 2020

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