ALTRE DERIVE – La leggenda del convento maledetto

di Michele Tropiano


Lo chiamano convento dei monaci del diavolo, storie popolari raccontano di una maledizione e del fantasma di un monaco che si aggirerebbe ancora tra le mura e i bui corridoi dell’edificio. Anche se è solo una superstizione, le macabre dicerie accendono ulteriormente la voglia di farci un sopralluogo, esplorarlo e fotografarlo.

LA LEGGENDA – Siamo nel 1600, il periodo che Alessandro Manzoni ci ha ricordato per la peste, per l’oppressione spagnola in Italia, ma anche per la caccia alle streghe e l’infedeltà fra le mura degli edifici religiosi. La storia che raccontiamo oggi tocca questi ultimi due aspetti ed inizia con un vagabondo che bussò alle porte di questo convento: domandò ospitalità ai monaci, i quali lo accolsero volentieri, ma gli chiesero in cambio di prendere i voti come loro; il vagabondo accettò, non avendo evidentemente altre possibilità di sopravvivenza.

Non passò molto tempo, però, prima che le sue pulsioni prevalessero sulla sua fede: infatti, un giorno il neo-monaco incontrò una giovane e bella ragazza in paese e se ne innamorò. Iniziò così una relazione clandestina che, purtroppo per loro, i monaci scoprirono e non tollerarono: la ragazza fu accusata addirittura di stregoneria e condannata al rogo, mentre il ragazzo fu perdonato e, nonostante fosse dilaniato dal dolore, ritornò in convento. Ma gli ardeva dentro un fuoco che difficilmente poteva spegnere, fiamme che pian piano lo divorarono e lo portarono alla fine: in punto di morte, però, lanciò una maledizione: i monaci avrebbero fatto una fine orribile e la stessa sorte sarebbe capitata a chiunque avesse messo piede in quel convento, d’ora in avanti.

Per fortuna, questa è solo una leggenda, dal momento che sono stato due volte, senza incontrare né fantasmi né streghe, in questo posto, che per me ha un sapore particolare – probabilmente perché, da qualche anno a questa parte, sono stato uno dei pochissimi a fotografare questo gioiellino nascosto.

LA DERIVA – Quasi due anni fa, fu dura riuscire ad inerpicarmi per i sentieri della collina e più dura ancora riuscire ad entrare, tanto che, dopo aver fotografato il cortile esterno stavo quasi per desistere, quando riuscii a trovare un difficile accesso, senza ostacoli ma rischioso e in precario equilibrio. Fu una bella avventura e una gradevole scoperta, soprattutto la chiesa!

Avevo da tempo il pallino di ritornarci, deciso a scattare foto migliori degli interni della chiesa stessa: oggi, sotto il sole cocente di luglio, già conosco la strada e velocemente raggiungo gli interni, ma subito mi accorgo che qualcosa è cambiato: probabilmente qualche ragazzino del posto ha trovato la via “facile” ed è riuscito ad introdursi nuovamente dentro. Già, perché diversi annetti fa, il monastero era del tutto aperto ed è stato oggetto di gravi atti vandalici, fino a quando il portone principale non fu chiuso nel 2012, evidentemente già troppo tardi.

I corridoi sono bianchi, le stanze quasi vuote ad eccezione di qualche banchetto distrutto, comunque poco interessanti dal punto di vista fotografico; il pezzo forte di questo posto è la chiesa: una navata unica con due nicchie per il confessionale e l’altarino votivo, di un color “rosa salmone” particolarissimo, con un bel transetto a volta sopra l’ingresso. C’è poi un pianoforte lì in mezzo, purtroppo semidistrutto ma con un grande fascino e anche – pare – di un certo valore storico. Soddisfatto per le fotografie, esco scendendo dal mio amico balcone, prestando attenzione a non sfracellarmi al suolo, come mi capitò la volta precedente!

LA STORIA – Al di là della mia avventura e della leggenda, la storia invece ci dice che il convento non ha avuto – come tanti altri da me visitati, anche più antichi – una vita poi così lunga come luogo religioso: costruito fra il 1572 e il 1578, già nel 1861 tutto il complesso fu chiuso al culto e diventò nel 1885 un collegio, poi un liceo nel 1926. Nel 1973 fu definitivamente chiuso. Ad oggi, l’edificio è del comune, che ne detiene la proprietà dal 1984, quando tentò di convertirlo a fini scolastici e assistenziali, ma le condizioni precarie dopo il terremoto dell’Ottanta ne impedirono qualsiasi riqualificazione. Rimane abbandonato da allora e forse solo adesso, con il silenzio e la solitudine, il vagabondo potrà trovare davvero la sua pace.

 

Clicca qui per leggere un altro articolo di Michele per Derive Suburbane.


Categoria: edifici fantasma
Tipologia: convento
Stato: abbandono
Raggiungibilità: a piedi
Accessibilità: molto complessa
Dintorni: scarsamente abitati
Durata della visita: 90 minuti
Aggiornamento: luglio 2019

Condividi su: