‘Palazzo delle vecchiarelle’, la rinascita incompiuta


Categoria: edificio fantasma
Tipologia: oratorio penitenziale femminile
Stato: riqualificato/parzialmente abbandonato
Zona: centro storico di Napoli
Raggiungibilità: agevole, a piedi
Accessibilità: portone d’ingresso
Dintorni: molto affollati
Visita: su autorizzazione
Durata: 1-2 ore
Aggiornamento: novembre 2018

 

NOTIZIE – Noto come Oratorio di Santa Maria della Fede, il complesso sorse nel XVI secolo come monastero e fu ampiamente restaurato nel XVIII secolo. Proprio intorno alla metà del Settecento fu trasformato in un ritiro penitenziale femminile per volontà di Maria Amalia di Sassonia, principessa tedesca divenuta regina di Napoli. Tra le altre funzioni, l’edificio – conosciuto in città come “palazzo delle vecchiarelle” – si prestò in passato come sede di un ospedale per prostitute e di un conservatorio, e ha ospitato persino la tipografia di Benedetto Croce.

Dopo decenni di abbandono e degrado, tra il 2014 e il 2015 il complesso è stato gradualmente riconvertito in uno spazio collettivo a scopo sociale e culturale, grazie al lavoro volontario di un gruppo autogestito di associazioni, comitati e cittadini. Riaperto con il nome di Santa Fede Liberata, attualmente ospita eventi e mostre nel cortile, e laboratori tenuti nelle stanze ripulite del primo piano.

Ma l’opera di recupero, di certo non semplice per pochi volontari, appare ancora incompiuta: per tre quarti l’edificio resta in uno stato di abbandono, con qualche traccia di un restauro interrotto e qualche scala o telone poggiati al muro, che promettono futuri interventi.

LA NOSTRA DERIVA – Si è trattato di un’esplorazione solitaria, e piuttosto breve, perché non programmata. Infatti, quando il portone è aperto, non ci sono impedimenti e l’ingresso all’oratorio è libero: è così che l’ho trovato un pomeriggio, passando di lì per caso. Sono entrato e mi sono presentato ai ragazzi che mettevano in ordine un banchetto sotto i portici e ho chiesto il permesso di fare un giro tra le stanze interne oltre il cortile.

Prima di incamminarmi, mi sono ricordato di domandare se fossi autorizzato a fare foto e la risposta, un po’ esitante, è stata: “Va bene, purché non siano utilizzate per interessi personali”. Ora, non avendo noi scopi di lucro né ritorni d’alcun genere dalla pubblicazione delle nostre foto, non sentiamo di sporcarci la coscienza se mostriamo le immagini degli interni dell’oratorio, qua e là adornati da diversi graffiti:

Non mancano angoli dalle rievocazioni cupe e scenari certamente graditi ai nostalgici di videogiochi survival-horror, su tutti Silent Hill:

Completato il giro non mi è rimasto che tornare giù, ringraziare e andar via. Forse è un peccato che gran parte del complesso sia rimasta inutilizzata e sia ancora pericolante, d’altra parte è un bene per gli amanti dell’architettura storica e per coloro che sono sensibili al fascino della decadenza.

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