L’unica fabbrica in pieno centro storico: l’ex lanificio


Categoria: edificio fantasma
Tipologia: fabbrica dismessa
Stato: recuperato e riutilizzato
Zona: Napoli, Porta Capuana
Raggiungibilità: agevole anche a piedi
Dintorni: popolati e trafficati
Accessibilità: portone spesso aperto
Visita: senza particolari interferenze
Durata: 30 minuti
Aggiornamento: gennaio 2019

 

Talvolta possiamo contemplare i luoghi abbandonati come muti monumenti del passato: tra le crepe e le rovine, sotto la polvere e la muffa, immaginiamo di ricostruire brandelli di una storia. Ma quando un edificio dismesso viene rimodellato nel tempo per adattarsi a diverse funzioni, o ancora passa da uno stato di abbandono a diverse forme di riutilizzo, la discrepanza tra passato e presente è più netta e traccia due o più storie quasi disgiunte. Per l’ex monastero-lanificio i molteplici ‘passati’ si intrecciano con i molteplici ‘presenti’ e non è semplice ricucirne l’intera trama.

NOTIZIE – Oggi un napoletano che senta nominare il “Lanificio (25)” pensa probabilmente al noto locale notturno e spazio culturale, inaugurato ormai più di dieci anni fa in un cortile interno della struttura. Ma è ugualmente noto a tutti, se non altro già in base al nome, che questo esempio di archeologia industriale intraurbana (l’unico in centro città) fosse un tempo una fabbrica di lana, ormai inattiva da 150 anni ma ancora riconoscibile per le due ciminiere che sovrastano la struttura.

A sua volta, però, il lanificio fu il frutto di una trasformazione, di cui oggi sono ancora visibili le sovrapposizioni: su quella superficie si ergevano in origine un monastero e i due chiostri cinquecenteschi di Santa Caterina a Formiello. Verso l’inizio dell’Ottocento, per mano di Murat, il complesso monastico fu sequestrato, in concomitanza con la soppressione dell’ordine domenicano.

Fu invece per volere di Ferdinando I di Borbone che l’architettura del monastero e di uno dei due chiostri venne profondamente rimodellata e l’edificio venne riattrezzato a fabbrica, trasformandosi nel Lanificio Sava, dal nome dell’imprenditore che ne avviò l’attività. Un’attività estremamente produttiva, grazie all’impiego di 700 operai, e principalmente orientata al confezionamento delle uniformi militari del Regno di Napoli.

L’Unità d’Italia segnò la chiusura della fabbrica dopo soli 40 anni circa di produzione. I locali della struttura furono parzialmente riutilizzati, prima di finire abbandonati al degrado per tutto il corso del Novecento, fino alle recenti operazioni di recupero e valorizzazione degli anni 2000.

LA NOSTRA DERIVA – Il passato è materiale per i libri, il presente per le esplorazioni. Ammetto che io stesso non ero mai entrato qui con la luce del sole. Forse solo una volta, tanti anni fa, per una mostra. Di notte, il buio fa apparire gli interni del lanificio come un labirinto; di giorno, si scopre che è più che una semplice apparenza, se non altro per l’impossibilità di spingersi oltre numerose porte chiuse e l’ombra che avvolge i corridoi anche nelle ore diurne.

Ci siamo accorti di come dietro diverse finestre, tra quelle che affacciano sul cortile, ci siano tende e luci accese. Ci siamo spinti in fondo all’ampia corte interna, che oggi ospita diverse auto parcheggiate, e al primo piano dell’edificio più lontano abbiamo notato che il lungo corridoio dà accesso a una fila di porte precedute da numeri civici, con un aspetto che sembra voler riprodurre l’atmosfera dell’originario ambiente monastico.

Ad oggi diversi spazi di questo complesso edilizio sono stati ripopolati, altri funzionano come depositi, altri sono sotto sequestro. Dopo aver accolto, diversi anni fa, uno studio di artisti e designer, l’ex lanificio attualmente ospita alcune famiglie, la sede di una cooperativa sociale, due bed & breakfast e due spazi dedicati a eventi culturali e notturni.

Forse ancora non si può parlare di una piena riqualifica, tanto meno se si considera che i vari progetti culturali (e non) della zona sono ostacolati da ostracismi di natura illecita e ‘territoriale’ (a buon intenditor poche parole). Ma è certo che l’ex monastero-lanificio sia stato almeno sottratto all’abbandono e al declino, e che, ancora una volta, sia stato riadattato a nuove funzioni.

 

Condividi su: