La vecchia stazione e il binario morto: l’ex fermata di Pertosa


LA CORNICE STORICA – Poco meno di un secolo di servizio prestato al trasporto pubblico e privato: la storica ferrovia Sicignano-Lagonegro, anche nota come ferrovia del Vallo di Diano, fu inaugurata nel lontano 1892 e chiusa al traffico nel 1987. Era lunga più di 78km e congiungeva la bassa Campania con la Lucania. Sorta nel pieno dello sviluppo industriale italiano, pur nel depresso e arretrato Meridione, questa ferrovia fu utilizzata per il trasporto passeggeri e merci e appartenne inizialmente alla Società per le Strade Ferrate del Mediterraneo, passando alle Ferrovie dello Stato solo nel 1905. Nel corso del Novecento furono attivate nuove fermate lungo la tratta; negli anni Ottanta furono realizzati lavori di consolidamento e miglioria di diverse infrastrutture, introdotte nuove locomotive automotrici, incrementate le corse e aggiunta una fino a Napoli. Ma nel 1987 la linea per Lagonegro, sebbene mai ufficialmente soppressa, fu sospesa e sostituita da autobus a causa dei lavori di elettrificazione della ferrovia Battipaglia-Metaponto. Da allora, non ha più ripreso le proprie funzioni, anche perché mai elettrificata, e nonostante diversi progetti di recupero versa in stato d’abbandono, e con essa anche diverse vecchie stazioni, tra cui l’ex stazione di Pertosa.

LA NOSTRA DERIVA – Lungo la strada, dall’auto abbiamo avvistato i ‘binari morti’ della Sicignano-Lagonegro già molto prima della stazione di Pertosa: in prossimità di un ponticello metallico sono ancora ben riconoscibili e non del tutto ricoperti dalla vegetazione che vi cresce da più di trent’anni. Ripartiti in auto e raggiunto il punto più vicino alla stazione, abbiamo dovuto infine lasciare la macchina e proseguire a piedi lungo la mulattiera che discende verso la vecchia via ferrata, lanciandoci senza saperlo in un vero e proprio percorso di trekking. Al termine del sentiero abbiamo ritrovato i binari e li abbiamo seguiti in direzione ovest: la strada ferrata qui è seppellita sotto un manto d’erba e piante, in alcuni punti si immerge in tunnel naturali, all’ombra di alberi e sottobosco. Il tracciato più avanti si affianca ad un costone di roccia, alle falde dei Monti Alburni: il microclima in questa tratta favorisce la crescita di diversi tipi di felci e crassulaceae che si possono apprezzare ai lati dei binari.

 

Il primo edificio che si scorge sulla sinistra, ormai irraggiungibile perché completamente risucchiato nella vegetazione boschiva, è l’ex centrale idroelettrica di Pertosa (a questo link un video di R. Panzella). Tra rovi e rami, ad oggi, se ne riesce a fotografare soltanto la facciata, che reca un noto motto fascista – Molti nemici, molto onore – in linea con tante altre infrastrutture simili dell’epoca (cfr. elettrocartiera sul fiume Sabato).

Dopo pochi metri si raggiunge infine l’ex stazione di Pertosa, un piccolo fabbricato composto da due piani, invisibile nella sua interezza dai binari poiché anch’esso sommerso dalle frasche. Superato un muro di vegetazione, si nota il cartello in pietra a rilievo, con un font tipico del primo Novecento. Gli interni ormai non conservano più nulla e non hanno nulla da raccontare. Solo al piano terra si nota quello che probabilmente fu lo sportello della biglietteria, dividendo gli spazi dedicati al personale ferroviario dall’ala viaggiatori.

 

LA FERMATA DI PERTOSA – Lo scalo di Pertosa è tecnicamente una semplice fermata, giacché dispone di un solo binario. Ed è un caso più unico che raro, visto che è tra le pochissime fermate ferroviarie in Europa a non essere servita da una strada agibile alle auto: per raggiungerla occorre avventurarsi a piedi lungo uno sterrato pietroso e ripido. Il fabbricato fu edificato nel lontano 1885, ma inizialmente operò come mero casello ferroviario per l’incrocio dei convogli, ed era abitato dal capostazione ed eventuale famiglia. Soltanto nel 1936 l’edificio fu predisposto per ricevere anche i viaggiatori. Nel 1987 ha cessato di svolgere qualsiasi funzione, e da allora la vecchia stazione di Pertosa riposa sotto una coperta di vegetazione spontanea, nascosta e dimenticata.


Categoria: infrastrutture
Tipologia: stazione ferroviaria
Stato: in disuso
Zona: Vallo di Diano
Raggiungibilità: a piedi (trekking)
Accessibilità: libera
Dintorni: natura
Visita: indisturbata
Durata: 60-90 minuti in tutto
Aggiornamento: maggio 2021

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