Acqua, natura, storia industriale: la cartiera di Prata Sannita


Il fiume Lete è una risorsa primaria per il territorio del Matese: basti pensare al fatto che esso presta la materia prima e il nome al noto marchio d’acqua effervescente naturale, ad oggi sponsor ufficiale della squadra di calcio SSC Napoli. Ma, come è logico che sia, l’odierno imbottigliamento industrializzato non rappresenta l’unico sbocco produttivo: fin dall’antichità protostorica (si pensi alle civiltà mesopotamiche) i bacini fluviali, garantendo un rifornimento costante di acqua ed energia, offrivano un fondamentale presupposto per il sostentamento, lo sviluppo tecnico e la civilizzazione. Il XIX secolo d.C. ha segnato poi la rotta verso un utilizzo industriale dell’energia idrica, collocando in prossimità dei corsi d’acqua diverse tipologie di fabbriche. È questo il caso della vecchia cartiera di Prata Sannita, i cui macchinari erano alimentati, fin dall’Ottocento, proprio dalle acque del Lete (qui il nostro articolo sulla vicina centrale idroelettrica di Valle Agricola).

STORIA – A partire dal XVI secolo sorsero diversi mulini ad acqua sulle rive del fiume. Successivi documenti storici, che rimandano all’anno 1810, fanno riferimento ad un mulino comunale che oggi è IL mulino di Prata: restaurato qualche anno fa con fondi europei, è divenuto un museo di archeologia industriale, ma per qualche oscuro motivo non è mai stato aperto al pubblico ed attualmente risulta a sua volta chiuso e dismesso.

Accanto ai mulini, anche cartiere e fornaci contribuirono, nel corso del XIX secolo, alla produzione e all’economia locali: la presenza di cartiere in questa zona è legata al nome della famiglia Procacciante, in particolare a quello di Riccardo Procacciante, imprenditore ciociaro che, secondo alcune fonti, possedeva più di una fabbrica. In queste strutture erano impiegati circa trenta operai: una ventina di essi lavoravano a mano la carta, i restanti erano assegnati alla fornace.

La vecchia cartiera di Prata Sannita ha smesso di funzionare intorno agli anni ’60 del Novecento: stupisce come macchinari risalenti ad una fase preindustriale siano stati utili fino alla seconda metà dello scorso secolo (lo stesso tipo di strumentazione è apprezzabile in un omologo opificio che abbiamo visitato in tutt’altra zona, ossia nella Valle delle Ferriere nei pressi di Amalfi).

DERIVA – Chi cerca la cartiera di Prata scendendo da monte, troverà prima un altro edificio più recente, anch’esso abbandonato, probabilmente adibito a deposito. Seguirà quindi un sentiero immerso nel verde, che discende verso il fiume, prima di trovare quella che è una vera e propria fabbrica rupestre: le strutture in pietra sembrano ricavate direttamente nella roccia e si confondono con il paesaggio incontaminato sulle rive del Lete.


L’accesso non è dei più comodi e bisogna, qua e là, attingere alle proprie abilità da trekker. Girando intorno alla fabbrica, è talvolta arduo distinguere la roccia naturale dalle mura della cartiera. Immerse nella vegetazione, si scorgono varie attrezzature, oltre a due file di binari che servivano, con ogni probabilità, al trasporto dei materiali verso l’alto.

Una volta all’interno dell’edificio, ormai in parte crollato, sono ancora visibili i macchinari adibiti alla produzione di cartapaglia: “un impasto di paglia, acqua bollita e latte di calce, pressata attraverso speciali rulli e lasciato ad essiccare all’aria su apposite reti metalliche. Raccontano gli anziani che, lungo il percorso fino alla cartiera, la paglia veniva trasportata a dorso di asini o su carri: quando questi ultimi erano troppo pesanti, nei tratti più ripidi venivano trainati da coppie di buoi dati in affitto da alcune famiglie del luogo” (fonte: Pro Loco Prata Sannita).


L’antica cartiera di Prata Sannita è chiaramente abbandonata e lasciata all’usura del tempo. Non è semplice recuperare i fondi e le risorse per un restauro di simili edifici, d’altronde il destino del mulino restaurato parla da sé; ma pensare che questo prezioso monumento di archeologia industriale sia destinato a scomparire lascia davvero l’amaro in bocca.

[Altre foto dell’ex cartiera]


Categoria: archeologia industriale
Tipologia: antica cartiera dismessa
Stato: abbandonata
Zona: Matese
Raggiungibilità: a piedi
Dintorni: natura incontaminata
Accessibilità: trekking
Visita: libera
Durata: complessivamente 30-40 minuti
Aggiornamento: ottobre 2020

Condividi su: