Un borgo-labirinto ai piedi del castello di Gioia Sannitica


Le fortificazioni medievali racchiudevano non di rado un gruppo architettonico composto dal castello e da un piccolo borgo annesso, che circondava la residenza centrale della famiglia nobiliare proprietaria del sito. L’insieme di edifici costituiva un microcosmo protetto, destinato ad ospitare non solo i signori locali, ma anche i soldati preposti a difenderli, cortigiani ed altre figure vicine al conte o al  marchese di turno, nonché lavoratori in grado di produrre beni essenziali alla vita del borgo. Il castello di Gioia Sannitica è uno dei pochi ruderi che conservano, all’interno delle mura di cinta in pietra calcarea, i resti della struttura originaria del borgo medievale. Vista dall’alto, la pianta urbanistica ha le sembianze di un labirinto ed offre uno spettacolo intenso e ricco di fascino.


Al castello si giunge attraversando un piacevole sentiero boschivo, che sbuca direttamente nel portale d’accesso alla fortificazione. L’area archeologica appare ben tenuta, e dalle informazioni ancora presenti in rete risulta che fosse visitabile solo nei weekend. All’arrivo, però, ho trovato le ante di un vecchio portone in legno divelte, e il più nuovo cancello metallico spalancato. Un primo giro tra i ‘vicoli’ del borgo, descritti dai resti delle antiche mura, conferma la sensazione che il sito sia ormai abbandonato: una casetta in pietra, che per diversi dettagli appare ben ristrutturata, doveva essere un piccolo museo o un punto informativo, e invece è aperta e svuotata.

L’esplorazione è stata una passeggiata rilassante e avvolgente: giunto in solitaria, non ho incrociato altri visitatori e ho potuto aggirarmi indisturbato tra i ruderi del borgo-castello, in piena connessione con la natura e la storia di questo luogo. Ho percorso senza un preciso ordine il perimetro interno delle mura, salendo e scendendo lungo dune e scalini, smarrendomi volontariamente nel dedalo di sentieri dove un tempo erano collocate abitazioni, stalle o, probabilmente, piccole officine.

Da ogni angolo si nota il nucleo del borgo, il vero e proprio castello di Gioia Sannitica: sulla sommità dell’altura, verso est, svettano infatti i ruderi della residenza signorile, affiancata da un torrione cilindrico a base quadrangolare. Scalando una breve fila di gradini, per lo più coperti da un morbido manto erboso, si raggiungono i resti ancora in piedi della residenza: un occhio esperto noterà la pianta architettonica di forma trapezoidale, che in origine presentava una corte nella sezione centrale e intorno ad essa sei diversi ambienti interni. Quando ho raggiunto il punto più alto del castello era ormai prossimo l’imbrunire, ma i diversi riflettori piantati nel terreno sono ormai spenti e segnalano anch’essi un certo grado di abbandono del sito archeologico.


Sorto come feudo in epoca normanna (X-XI secolo), il borgo fortificato subì alcune modifiche sotto la dominazione sveva ed angioina, in particolare con il rafforzamento delle mura di cinta esterne e l’aggiunta di un portale d’accesso con archi gotici. Un terremoto nel 1394 procurò ingenti danni strutturali, che, unitamente a molteplici epidemie di peste, causarono il progressivo spopolamento del castello di Gioia Sannitica e del sottostante borgo medievale: verosimilmente già dal XV secolo risultarono entrambi disabitati e da allora non furono più occupati. Per oltre cinque secoli, dunque, la fortificazione è di fatto un borgo fantasma, sebbene ormai abbia raggiunto lo stato di rudere archeologico, ma proprio per questo si è conservata maggiormente rispetto ad altri omologhi coevi.

Preso dalla contemplazione di queste antiche rovine, non mi ero accorto che intanto fosse sopraggiunto il crepuscolo e l’altra metà del cielo fosse ormai scura: l’atmosfera ideale per racconti medievali e leggende di streghe che alcuni associano a questo borgo (a questo link si può leggere della storia del conte Ugo Villalumo e della strega Erbanina). In verità, nulla dello splendido panorama apprezzabile dal castello di Gioia Sannitica, posto ad un’altezza di 560 metri, potrebbe indurre pensieri tetri, e neppure un animo del tutto antiromantico potrebbe restare indifferente alla vista di questa vallata, accarezzata dalla luce del tramonto, e allo spettacolo del borgo-labirinto, anch’esso velato da una penombra con toni d’arancio.


Categoria: borghi e castelli
Tipologia: fortificazione
Stato: rudere
Zona: Matese
Dintorni: natura
Raggiungibilità: a piedi
Accessibilità: libera
Visita: piacevole
Durata: 30-45 minuti
Aggiornamento: ottobre 2020

Condividi su: