Conza vecchia: disabitata, consunta, eppure ancora viva


NOTIZIE – Posto nei dintorni del fiume Ofanto e affacciato su un angolo dell’omonimo Lago di Conza, questo paesino abbandonato è facilmente reperibile sulle mappe e raggiungibile in auto. Riposa su un altura distante qualche chilometro dall’abitato attuale di Conza della Campania, ricostruito a valle per ospitare gli abitanti costretti a lasciare il borgo storico a causa del devastante sisma del 1980. Un evento non nuovo per i conzani, se è vero che il loro paese, la cui origine risale al III secolo a.C., nella sua lunga storia è stato messo più volte in ginocchio e portato alle soglie dello spopolamento a causa dei ripetuti terremoti: nel 990 d.C., nel 1517 (con il crollo di 116 case e la morte di 26 persone), nel 1561, nel 1627, nel 1930, nel 1962 e infine il citato terremoto del 1980.

 

LA NOSTRA DERIVA – Per qualche ragione imperscrutabile, ogni nostra esplorazione è quasi sempre corredata di due elementi ricorrenti: la presenza di cani randagi e una ricca mangiata (l’una slegata dall’altra, chiaramente). Anche a Conza, come a Gragnano, il percorso è cominciato a stomaco pieno: l’unico esercizio commerciale attivo sulla collina è proprio un ristorante, dove ci siamo fermati per un primo di pasta fresca e deliziosi contorni di verdure. Non è una pubblicità, ma è dare a Cesare quel che è di Cesare. Raggiunta di nuovo la piazza centrale e parcheggiata l’auto, ecco la seconda costante: un cane randagio, piuttosto malridotto, che ci ha seguiti timoroso per tutto il tragitto e che è stato occasionalmente rinominato da noi Alfonso (ben più docile dei cani ‘da guardia’ di Croce).

Ma veniamo al dunque: Conza vecchia è un vero e proprio gioiello di architettura estinta. Vicoli e scale, esterni e interni degli edifici conservano buona parte della struttura originale, le stanze delle case custodiscono ancora diversi oggetti: è evidente la traccia di un’evacuazione d’emergenza. Addentrandoci in uno dei tanti edifici diroccati, scopriamo un cortile verde smeraldo, ma l’effetto scenografico da foresta magica è offerto in realtà da uno spesso strato di muffa: nient’altro che il segno del logorio del tempo.

 

Curiosare a Conza tra le camere delle abitazioni disabitate richiede tempo: la quantità e la diversità dei dettagli presenti sono incredibili. Stufe, caldaie, culle, abiti, bottiglie dalle etichette vintage, persino pillole compongono il mosaico degli oggetti dimenticati in questo paese disabitato.

 

Tra i vicoli e le case di Conza vecchia restano iscritti decenni di vita vissuta, che hanno lasciato in eredità all’oggi le loro mute tracce, talvolta nascoste dietro una parete scrostata, sotto un mucchio di polvere o uno strato di ruggine. Solo dopo qualche ora di solitaria, tranquilla e attenta osservazione, abbiamo lasciato senza rimpianti questo paese fantasma, che impreziosisce il già ricco repertorio di borghi abbandonati della Campania.

Altre foto ed altri frammenti del nostro racconto sono su


Categoria: borgo fantasma
Tipologia: paese abbandonato
Stato: diroccato
Zona: Irpinia
Dintorni: piuttosto desolati (esclusi gli orari di apertura del sito archeologico)
Raggiungibilità: agevole in auto
Accessibilità: libero accesso anche in auto
Visita: indisturbata
Durata: 3-5 ore
Aggiornamento: novembre 2018

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