La lunga storia e il futuro incerto dell’ospedale militare


Tra i Napoletani è noto come ospedale militare, ma negli elenchi catastali e sui libri di architettura e storia dell’arte figura come complesso della Santissima Trinità delle Monache: la duplice denominazione ne lascia intuire la storia intrecciata e l’identità sdoppiata. Sebbene sia collocato nella selva edilizia del centro storico, ai margini dei Quartieri Spagnoli, è di fatto tra i più estesi complessi sorti ad uso religioso nella città di Napoli, occupando una superficie totale di 25 mila metri quadri, dei quali 9 mila appartengono al corpo edilizio.

Le costruzioni circostanti impediscono una visione d’insieme del complesso: dallo stretto vicolo che lo costeggia, esso appare come un blocco architettonico che svetta severo al di sopra del muro di cinta. Proseguendo lungo la discesa, ci si imbatte nella chiesa della Santissima Trinità delle Monache, un toponimo che la accomuna sia al convento, sia al vicolo dove è ubicata: alle spalle dell’austera facciata sono conservate diverse opere d’arte di prestigio storico.

 

L’accesso al chiostro è libero, poiché dall’ottobre del 2017 è stato riaperto nella sua nuova veste di parco dei Quartieri Spagnoli: nulla di spettacolare, ma i giardini e il panorama sono a disposizione del pubblico e gli spazi accessibili si offrono ai giochi all’aperto dei bambini della zona e alle corse dei cani domestici. Fin dagli anni Novanta si sente parlare di progetti di piena riqualificazione dell’ex ospedale militare (clicca qui per un articolo di NapoliToday). L’ultimo di questi prende il nome di Urbact III (ne scriveva Il Mattino nell’aprile del 2018), annunciato in pompa magna dal Comune di Napoli con tanto di video su YouTube.

Eppure ad oggi sono diversi gli spazi inagibili, mentre l’edificio principale con pianta a L, ben visibile dal chiostro, risulta ancora dismesso, malridotto e pericolante.

 

Fa ancora un certo effetto il maestoso porticato formato da 28 arcate: l’architettura dell’ex ospedale militare rimanda in realtà alle origini religiose del complesso, costruito nel 1600 per iniziativa della nobildonna Vittoria de Silvia, che ottenne il beneplacito dell’allora papa Clemente VIII. I lavori di edificazione durarono un trentennio con modifiche e aggiunte, e in generale l’impianto presenta forme piuttosto eterogenee, frutto di diverse trasformazioni architettoniche susseguitesi nei secoli.

Il cambiamento più drastico si verificò sotto Giuseppe Bonaparte, con la totale soppressione delle funzioni conventuali di questa struttura. Conversione e ibridazione architettonica compongono un destino comune che, nel XIX secolo, ha segnato la storia di numerosi edifici religiosi. Ci sono molteplici casi simili tra i luoghi che abbiamo visitato: ad esempio, il complesso di Santa Caterina a Formiello divenuto un lanificio, oppure l’antico monastero di Sant’Eframo trasformato in ospedale psichiatrico, o ancora il complesso di San Francesco delle Cappuccinelle che all’inizio del 1800 fu convertito in carcere minorile.

Nel 1808, dunque, la Santissima Trinità delle Monache divenne un ospedale militare, restando tale per quasi due secoli: nel 1992 cessò ogni utilizzo della struttura che, di fatto, fu abbandonata, condizione che persiste fino ad oggi. Per questa ragione gli interni sono ad oggi inagibili. Noi siamo stati in grado di fotografare soltanto alcuni locali del pianterreno: gli scantinati e la sala macchine, un atrio e un piccolo corridoio. Il resto è adibito a deposito, mentre un cortile interno è usato come parcheggio.

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Dove noi ci siamo fermati, sono arrivati invece due nostri amici. Lucia (Instagram: @lucymilkers),  dalla sua, ha avuto il tempismo: un paio d’anni prima di noi, e finanche prima della riqualificazione del parco, ha tentato una visita del complesso. Di fatto non ha trovato sbarramenti, riuscendo così a dare un’occhiata al corpo laterale e parte del corpo centrale: tra passaggi e ambienti ormai spogli, su una parete spunta fuori un affresco che rimanda alle origini sacre dell’edificio.
Ecco qualche scatto che ci ha regalato:

 

Un paio d’anni dopo di noi invece, è stato ancor più ‘tempestivo’ Ettore (Instagram: @Hector). Nel gennaio 2022 ha indovinato il timing perfetto: forse per puro caso, ha trovato aperti tutti gli accessi ed è riuscito a vedere gran parte del corpo centrale dell’ex ospedale militare, ovvero quello dalla facciata dipinta di giallo e ormai screpolata. Pur senza trattenersi a lungo per rispetto e prudenza, Ettore ha potuto percorrere corridoi e stanze, per lo più vuoti e semibui, tranne qualche eccezione molto interessante. “Credo di essere tra i pochi ad aver messo piede qui di recente, non ho notato vandalismi né altri segni di passaggio”, ci racconta Ettore. “In un’area in via di ristrutturazione, su alcune pareti spiccano affreschi a tema religioso, frutto di un restauro o probabilmente di nuova fattura. Sono arrivato fin sul tetto, e la vista sul Vesuvio dalla terrazza non è affatto male!”

Le suggestive immagini che ci ha inviato sono in quest’ultima galleria:


Categoria: istituto religioso
Tipologia: convento e ospedale militare
Stato: dismesso e pericolante
Zona: centro storico di Napoli
Raggiungibilità: a piedi
Accessibilità: ingresso parco
Dintorni: popolati
Aggiornamento: 2016, 2019, ultime 2022

 

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