San Pietro Infine: un borgo-rudere rimesso a nuovo


Categoria: borghi fantasma / ruderi
Tipologia: paese bombardato
Stato: restaurato per il turismo
Zona: di confine tra Campania, Lazio e Molise
Dintorni: pressoché deserti (esclusi orari visite guidate)
Raggiungibilità: agevole in auto
Accessibilità: comoda
Visita: libera, esclusa la chiesa
Durata: 2-3 ore
Aggiornamento: gennaio 2019

 

NOTIZIE – Non servono presentazioni a un luogo che è stato il set cinematografico di un film di Monicelli del 1959, “La grande guerra”. Non un caso, visto che San Pietro Infine è tristemente noto per i bombardamenti del 1944 che, in un paio di settimane, ne rasero al suolo abitazioni ed edifici storici, tra cui la chiesa di San Michele. La chiesa, sventrata su un lato, è il simbolo di questo borgo medievale, oggi chiamato “Parco della memoria storica”.

Gli abitanti di San Pietro oggi vivono più a valle, mentre in alto è conservato il parco: se la chiesa è il centro ideale di una visita, intorno ad essa si arrampicano vicoli e strette gradinate che rispecchiano l’originaria pianta medievale del borgo. Ai lati, sommerse dalla vegetazione, si riconoscono ancora le tracce delle abitazioni crollate. Ne resta ben poco, ma è questa forse l’unica testimonianza diretta del disastro compiuto dalla storia:

L’antico borgo distrutto, infatti, è stato sottoposto ad un massiccio lavoro di restauro che, se ha messo in sicurezza gli spazi e garantito decoro estetico, ha invece penalizzato e quasi annullato il fascino e l’autenticità dei resti di questo luogo. In particolare, la chiesa di San Michele è stata completamente rimessa a nuovo e ‘incipriata’ (clicca qui per l’articolo).

LA NOSTRA DERIVA – San Pietro Infine deve il suo nome, probabilmente, alla posizione geografica: è l’ultimo comune campano a nord, a poca distanza dal punto in cui si intersecano i confini con Lazio e Molise. Da Napoli, tragitto piuttosto lungo ma semplice, e non privo di piacevoli scoperte (cercale sul sito tra gli Scorci). Stavolta, per la nostra esplorazione, eravamo in sei, e in un certo senso, pur senza volerlo, siamo finiti in un luogo perfetto per una gita di gruppo.

La piazza antistante il parco si presenta già come un ‘museo della memoria’, esponendo targhe e cimeli e, più avanti, una stele di commemorazione ai caduti. Salendo verso il borgo abbandonato, si incontrano alcuni ruderi e un riparo ricavato nella roccia, mentre si apre una vista dal basso sulla chiesa di San Michele.

Proseguendo verso la chiesa e quindi aggirandola e superandola in alto, abbiamo percorso i lunghi gradini dell’antico borgo, dando uno sguardo a ciò che rimane tra le macerie dei terribili bombardamenti del 1944.

Ci siamo spinti fino ai margini del “Parco della memoria”, salendo e scendendo l’intero intreccio di gradinate, e fermandoci a guardare gli angoli più interessanti tra gli edifici di un tempo. Non conservano più quasi nulla ma i pochi resti disseminati rimandano al passato cancellato dalla guerra. In cima all’altura, una delle grotte che probabilmente servirono da rifugio sotto i bombardamenti.

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